Eau Sauvage

Di fianco a casa c’è un appartamento di senegalesi. Ne avevo visto uno all’ambulatorio dove lavoravo e adesso chiacchieramo un po’ quando ci incontriamo. Sono in molti e vivono, credo, in un bilocale. Qualche mese fa c’è stata una retata della polizia e hanno portato via chi non aveva permessi di soggiorno. Al Centro di identificazione ed espulsione si sa che c’è stato uno sciopero della fame. Non ci si può neanche avvicinare. L’accesso alla strada di periferia che porta al Cie è bloccato dalle volanti.

Marzia, un’ amica bresciana ha sposato un operaio senegalese che come tanti ha trovato lavoro in fabbrica.  Ogni sera Marzia cucina per una decina di persone in più perché le porte sono sempre aperte per gli amici ma anche per chi è appena arrivato e non ha ancora di che vendere e ha la pancia vuota. I senegalesi sono belli, musicali, molto eleganti, fanno colpo.  Dopo aver mandato quanto dovuto alle famiglie si comprano delle belle camicie. Amano i  buoni profumi (che tra l’altro tengono a bada gli spiriti molesti).

Un amico senegalese, Amadou, ha una bancarella al mercato. Mi racconta quanto sia buffo vedere la reazione dell’impiegato che passando riconosce il suo profumo. Chiamiamolo Giovanni, l’impiegato. Nel suo sguardo si legge per un istante lo sgomento. Giovanni vive  il fantasma del possibile licenziamento, sua moglie è disoccupata e la famiglia fatica a tirare la fine del mese. Cosa succede quando sente che Amadou si è messo Eau Sauvage?

Giovanni non è razzista e neanche leghista. Ma gli sale la rabbia. «Ma come, questo qua, questo poveretto che, vabbe’, è qua perché deve mandare i soldi al paesello, si permette questo lusso. Io che sono italiano il dopobarba a volte lo compro al discount, per via della mia insicurezza, perché temo che il mio potere d’acquisto sia quotidianamente eroso, perché ho scordato come si possa vivere alla giornata e tu, tu che dovresti essere un povero consegnato alla mera sopravvivenza, o a provvedere alla tua famiglia lontana, tu mi dimostri che il tuo desiderio è più forte della mia ‘prestazione’, che osi realizzarlo, che riesci a star bene anche lontano da casa! Tu sei l’ombra del mio desiderio e questo non lo sopporto!»

Cosa si permette, infatti, Amadou che per altro ogni mese manda al paesello di che sostenere un paio di dozzine di parenti? Si permette qualcosa che ha che fare con la forza di un desiderio non domo. 

Scrivevo queste cose qualche mese fa. Forse qualcosa sta cambiando?

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