Narrazioni della traccia

La seguente storiella chassidica è molto nota. Ci dice tuttavia una cosa importante e cioè che la narrazione efficace è deterritorializzata, è racconto di una traccia e di un’aspirazione, che sia mandala di sabbia o inscrizione nella roccia ma  non culto granitico della memoria.

Quando il grande Rabbi Israel Baal Shem-Tov vedeva che per il popolo si annunciava una sciagura aveva l’abitudine di andare in raccoglimento in una radura nella foresta; là accendeva il fuoco, recitava una determinata preghiera e il miracolo si compiva, allontanando la sciagura.
Molto tempo dopo, quando il suo discepolo doveva intervenire presso il cielo per le stesse ragioni, si recava nella stessa radura nella foresta e diceva: “Signore dell’universo, prestami orecchio. Non so come si accende un fuoco, ma sono ancora capace di recitare la preghiera.” E il miracolo si compiva.
Molto tempo dopo, il Rabbi Moshe-Leb di Sasovo, per salvare il suo popolo, andò nella foresta e disse: “Non so come accendere il fuoco, ma posso individuare la radura e questo dovrebbe bastare”. E bastava: ancora una volta il miracolo si compiva.
Poi fu la volta del Rabbi Israel di Ruzin di allontanare la minaccia. Seduto in poltrona, si prendeva la testa fra le mani e parlava a Dio:”Sono incapace di accendere il fuoco, non conosco la preghiera e non posso neanche ritrovare la radura nella foresta. Tutto quello che so fare è raccontare questa
storia. Questo dovrebbe bastare”. E bastava.

Del resto anche per Walter Benjamin – una delle voci più creative dell’ebraismo moderno – l’angelo della storia – territorio di date e fatti, rivendicazioni e spiegazioni – si rivela del tutto impotente di fronte allo spettacolo desolante delle sue macerie. Forse l’angelo del tiqqun non si sarebbe fatto trascinar via dal vento che spirava dal paradiso…

C’è un quadro di Klee che s’intitola Angelus Novus. Vi si trova un angelo che sembra in atto di allontanarsi da qualcosa su cui fissa lo sguardo. Ha gli occhi spalancati, la bocca aperta, le ali distese. L’angelo della storia deve avere questo aspetto. Ha il viso rivolto al passato. Dove ci appare una catena di eventi, egli vede una sola catastrofe, che accumula senza tregua rovine su rovine e le rovescia ai suoi piedi. Egli vorrebbe ben trattenersi, destare i morti e ricomporre l’infranto. Ma una tempesta spira dal paradiso, che si è impigliata nelle sue ali, ed è così forte che egli non può più chiuderle. Questa tempesta lo spinge irresistibilmente nel futuro, a cui volge le spalle, mentre il cumulo delle rovine sale davanti a lui al cielo. Ciò che chiamiamo progresso, è questa tempesta. (Tesi IX)

foto dal blog http://planbbureau.splinder.com/tag/tiqqun


Annunci

1 Commento

Archiviato in quel che resta del mondo

Una risposta a “Narrazioni della traccia

  1. Domenico

    Solo un intimo viaggio verso noi stessi
    ci può aiutare a recuperare l’umanità singola e insieme collettiva
    sepolta dagli ultimi anni di gelido e granitico progresso.
    🙂 D.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...