la traccia e il blues

Se è vero che le fantasticherie dei popoli dominati inseguono sovente i paradisi immaginari delle terre d’emigrazione, è anche vero che la loro capacità immaginale li dis-loca con visioni illuminate e fertili: come scriveva Edouard Glissant: «Sono i popoli più facilmente o derisoriamente o assolutamente oppressi che concepiscono nel modo più avanzato il superamento necessario dei particolarismi settari.» [Philosophie de la rélation]. E ci racconta la nascita di questo nuovo umanesimo quando racconta di come le culture che gli schiavi lentamente ri-costruiscono non sono omogenee, non nascono da un culto collettivo della memoria ma dalla sua incorporazione sotto forma di traccia.

E’ questa l’intuizione geniale che trasforma lo ‘svantaggio’ della nuda vita nel ‘vantaggio’ della traccia da cui nasce la creolizzazione. Per chi non conosce il pensiero di Glissant vale ricordare che mentre il ‘meticciato’ produrrebbe una sorta di ibridazione programmata come nel disegno (fallito) del multiculturalismo, la creolizzazione è epifania inaspettata e umanizzante di qualcosa che diventa bene comune.

Anche Achille Mbembe, autorevole voce sudafricana dei postcolonial studies dice qualcosa di simile.

«L’epoca della tratta atlantica è anche quella delle grandi migrazioni, per quanto fossero migrazioni obbligate. (…) È l’epoca del mescolarsi forzato delle popolazioni, della scissione creatrice attorno al quale sorse il mondo creolo delle grandi culture urbane contemporanee (…) è il momento in cui alcuni uomini strappati alla terra, al sangue e al suolo, impararono a immaginare delle comunità al di là dei legami del suolo…» [Mbembe]

Infatti, nelle navi, gli schiavi venivano accuratamente separati di modo che  ognuno si trovasse accanto a qualcuno che veniva da un’altra etnia, che parlava un’altra lingua.  Al posto della memoria si scambia allora la traccia di una perdita che ricrea la comunità, che lega nel vivente: un’immagine che può solo dirsi con una nenia, uno sguardo con il linguaggio della musica. Sono queste le radici del blues (la cui influenza tocca buona parte della cultura popolare contemporanea nel mondo). Per altro oggi riscopriamo analoghi intervalli musicali in musiche lontane.

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