Nuda vita II [Hannah Arendt]

Ho ritrovato un articolo di Alessandro Dal Lago , ‘Hannah Arendt, i senza patria e noi’.  Nella prima parte Dal Lago spiega che quando lesse  per la prima volta gli scritti della Arendt li liquidò come manifestazioni di un pensiero sostanzialmente conservatore coerentemente con il clima prevalente nella sinistra dell’epoca. Negli anni successivi i il giudizio cambiò. Dal Lago sottolinea che ben prima di Foucault (e spesso utilizzando le stesse fonti) «Arendt dimostra che l’invenzione delle razze è essenziale all’autorappresentazione europea e occidentale. Europa e occidente non possono esistere senza fondarsi sulla superiorità, comunque determinata, rispetto al resto dell’umanità. Superiorità volta per volta mitologica, biologica, razziale, culturale; quale ne sia l’espressione “scientifica”, la pretesa ideologica di dominare gli altri sulla base della superiorità, della conquista, della forza o “per il loro bene” è l’essenza della coscienza europea» – Un concetto che ritroviamo anche nei pensatori ‘post-coloniali’.

Dal Lago commenta in particolare le ‘Origini del Totalitarismo’ e aggiunge che le pagine dedicate alle migrazioni forzate e alla fine dell’illusione nei diritti umani sono tra le migliori della Arendt:

«Hannah Arendt scrive a proposito di profughi e migranti: “Gli individui costretti a vivere fuori di ogni comunità sono confinati nella loro condizione naturale, nella loro mera diversità, pur trovandosi nel mondo civile. (…) Il loro distacco dal mondo, la loro estraneità sono come un invito all’omicidio, in quanto la morte di uomini esclusi da ogni rapporto di natura giuridica, sociale e politica, rimane priva di qualsiasi conseguenza per i sopravvissuti”.

Arendt pensava che il limbo degli apolidi, conseguenza della prima guerra mondiale, preparasse le stragi della seconda e che fosse quindi una premessa del totalitarismo. Ma le sue analisi hanno un valore che trascende l’analisi storica. Se è la cittadinanza – e non una generica appartenenza umana, come nell’espressione “diritto umano” -, a fondare l’esistenza sociale, allora la perdita della cittadinanza, come avviene per i profughi, o la rinuncia forzata, come nel caso dei migranti, significa l’esposizione all’omicidio anche in situazioni di apparente protezione dell’umanità, come nei sedicenti stati di diritto contemporanei.

Arendt avrebbe visto nell’episodio dei polacchi di Puglia, come nelle morti in mare vicino a Lampedusa, un esempio evidente dell’inclinazione omicida (se non altro per omissione) degli stati di diritto nei confronti di chi non ne è cittadino. Se si sospettasse che dieci italiani sono stati uccisi in qualche parte del mondo (e non solo in Italia) lo scandalo sarebbe enorme.

Uno stupro imputabile a uno straniero fa infinitamente più rumore della morte di alcune decine di stranieri sulle nostre coste. Non si tratta di minimizzare il primo, ma di notare come per gli stranieri, privi della nostra cittadinanza, non sia applicabile alcuna assunzione  di responsabilità, anche indiretta, se non la condanna degli scafisti, colpevoli a portata di mano. Si alzano le spalle, si dà per scontata la nostra innocenza, anche quando – e capita abbastanza spesso – è una nostra nave militare ad affondare qualche battello di migranti. I diritti, e tanto meno umani, non esistono sul nostro territorio e all’interno delle nostre acque territoriali, per chi non è dei nostri.»

Amo la terra
come in viaggio
il luogo straniero,
e non diversamente.
Così la vita mi tesse
piano al suo filo
in una trama sconosciuta. [H.A. 1954]

– a seguire il link a un articolo di Claudio Magris sul Corriere del 4 giugno 2011, che mi ha segnalato Lisa. Se lo cliccate potete leggerlo.

L’assuefazione per quei morti.





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3 commenti

Archiviato in filosofia, nuda vita, quel che resta del mondo

3 risposte a “Nuda vita II [Hannah Arendt]

  1. lino

    A me l’articolo di Magris non è sembrato particolarmente efficace, soprattutto confrontandolo con la profondità solita dei suoi interventi. Ma potrebbe essere un mio modo di rimuovere…
    Mentre mi piace moltissimo la frase ultima di Hannah Arendt che hai riportato: “Amo la terra
    come in viaggio
    il luogo straniero,
    e non diversamente.
    Così la vita mi tesse
    piano al suo filo
    in una trama sconosciuta”. [H.A. 1954]
    Filo e trama sconosciuta che mi richiamano il labirinto, su cui ti scriverò. E che ho visto, non senza sorpresa che è anche usato come simbolo dall’Institut de tout monde. Ma dalla parte sbagliata! Che sia per questo che Glissant se ne è andato prematuramente?
    Ciao
    Lino

  2. Anonimo

    Percezioni

    A proposito di valori di vite diverse, atti e comportamenti che possono fare maggior scalpore o minore interesse,
    c’è un interessante analisi di questo argomento di Judith Bluter in “Vite precarie”
    ed una spiegazione di come il sistema di potere adotti sosfistcate griglie
    per modificare la percezioene collettiva degli eventi bellici o terroristici, ma non solo.
    L’autrice si spinge a sondare quello che non si vede ma che costituisce un abile strategia di sistema per modificare la nostra percezione.
    ciao
    M

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