Kokopelli in Brianza

Kokopelli è una divinità preistorica della tribù indiana Navajo. Lo si trova raffigurato nelle caverne del sudovest degli Stati Uniti. In questa immagine sembra sdoppiarsi nelle sue diverse manifestazioni: guaritore ferito (morso al calcagno da un serpente), messaggero ermetico, musicista, seminatore…

E’ uno spirito straniero portatore di vita (un’ipotesi è che sia legata a commercianti ambulanti aztechi che salivano a nord). E’ anche l’ospite inaspettato che può arrivare in qualunque momento. La sua figura viene disegnata come un uomo stilizzato con un’accentuata curvatura della sua schiena mentre danza attorno ad un fuoco e suona il flauto. Tra gli Hopi, Kokopelli trasporta i bambini non nati sulla sua schiena e li distribuisce alle donne (per questa ragione, le giovani ragazze spesso ne hanno paura). Spesso prende parte a rituali collegati al matrimonio. Si dice che Kokopelli possa essere visto sulla luna piena e calante, come il “Coniglio sulla Luna”, evidente simbolo di fertilità. Per i Navajo, Cocopelli rappresenta principalmente uno spirito guida e un cantastorie di favole di altre tribù, ma non è l’unico ruolo che gli viene attribuito; infatti molto spesso viene rappresentato come un commerciante ambulante che porta nel suo personale sacco delle merci materiali leggeri come le piume, conchiglie, pietre semipreziose e per finire semi. Cocopelli viene considerato anche come un dio trickster, simbolo della felicità, della gioia e della fertilità. il suo personale flauto non è il comune strumento musicale che tutti conosciamo bensì il suo stesso organo sessuale. Nelle sue apparizioni quest’uomo/divinità visiterebbe i villaggi suonando il suo amato flauto e trasportando i semi nel suo fagotto (in molti pensano che la sua curvatura rappresenterebbe in realtà il sacco delle merci). Semi che ne fanno mediatore di un ciclo di vite, morti e rinnovamento. Infatti un’altra leggenda lo vede responsabile della conclusione dell’inverno e dell’inizio della primavera. Nella leggenda si narra che, mentre Cocopelli cammina tra i vari villaggi suonando il suo flauto, il sole spunta nel cielo e la neve si fonde, l’erba si colora di un rigogliosissimo verde, gli uccelli cominciano ad intonare canti di gioia e tutte le creature viventi si riuniscono intorno per sentire le sue canzoni/storie. E’ spesso associato nei petroglifi del deserto all’immagine del labirinto.

Mi sembra un ottimo spirito protettore per quello che è stato chiamato il “festival più bucolico dell’estate – teatro, musica e danza tra borghi e sentieri magici” … ne trovate notizia sul link all’articolo del Corriere sul festival Giardino delle Esperidi.

Un altro link teatrale (a Roma) me lo manda Giovanna: in scena diversamente insieme – mi sembra abbia molto a che fare con la nostra ‘arte del malinteso’…

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