çiçek (un ricordo per la fine del ramadan)

Tanti anni fa ho lavorato per un anno in un asilo privato per i bambini delle buone famiglie di Ankara. Insegnavo un po’ di inglese ai bimbi di cinque anni, li facevo disegnare. Giocavamo. Mi sono divertito molto e ho imparato da loro come osservare senza interferire… Çiçek era la donna delle pulizie, portava il foulard e i pantaloni larghi a fiori, gli shalvar. Era molto alta con un volto irregolare, espressivo, sempre un po’ triste. Aveva un bambino di cinque anni che di solito teneva con sé in cucina. La signora Nermin, la padrona dell’asilo mi aveva permesso di includerlo nel gruppo.

Quando sono partito Çiçek mi ha fatto due regali, una cravatta e un portachiavi a forma di “spada dell’Islam”.

Ho spesso ripensato a quei regali e al loro valore simbolico. Innanzi tutto due emblemi virili: questa donna ci teneva a dirmi che apprezzava il fatto che mi occupassi di suo figlio, che occuparsi dei bambini non spetta solo alle puericultrici, che l’uomo può fare la propria parte e che questo  non lo sminuisce anzi può fare sentire una donna amata. «Dunque insegni ai bimbi in un asilo ma io ti regalo la virile spada dell’Islam!» Ma anche la cravatta – che in Turchia rappresenta l’adozione dell’habitus occidentale – ed è di nuovo un simbolo maschile. Insomma la sensibilità simbolica e intuitiva del dono era molto fine.

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4 commenti

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4 risposte a “çiçek (un ricordo per la fine del ramadan)

  1. Anonimo

    Una bella storia che si fonda sulla gratuità. Forse le mamme di “buona famiglia” hanno ritenuto che eravate pari: il maestro insegna e le famiglie pagano, ma per chi riceve l’insegnamento come qualcosa che non gli spetta ed alla quale accede per grazia, allora lo scarto è evidente. Per la madre ome per il figlio.
    I dur doni indicano anche la doppianatura del maestro.
    Un caro saluto
    Lucia

    • Se penso a cosa ho imparato nei miei otto anni in Turchia, una delle prime cose che mi viene in mente ha a che fare con l’irriducibilità del desiderio che attraversa le vite delle persone più umili, là dove non c’è possibile continuità tra la sfera dei bisogni e delle ‘realizzazioni’ e quella del desiderio. Nella vita di queste persone l’orizzonte del desiderio è presente appunto come melodia, orizzonte, spazio cosmico, nostalgia, presenza a sé, attraversamento anche nella perdita più radicale…

  2. Anonimo

    Preferisco leggerti quando tocchi le corde del sentimento e del desiderio piuttosto che quelle dell’intelletto. Parlaci di come le donne e gli uomini si incontrano e si amano in Turchia, se si incontrano e si amano ancora mentre noi qui deliriamo in un inseguimento senza fine né più stile ormai…
    Cosa dicono in merito a ciò “Le mille e una notte”? Possiamo lì trovare un’ispirazione al nostro sentire e alla nostra modalità di amare?
    Grazie e ciao, Rose

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