Pulsione, desiderio, aspirazione.

In risposta al commento di Lino al post sul deposito del desiderio direi che ho provato a immaginare una sorta di tri-articolazione di pulsione, desiderio, aspirazione. Per cominciare dalla differenza tra desiderio e pulsione direi che il desiderio (anche solo sul piano immaginario) è relazionale, è desiderio dell’altro (con tutte le sue eventuali complicazioni ma anche con un’apertura costitutiva), mentre la pulsione si dà in una ripetizione che ci interpella nell’urgenza di soddisfare (di scaricare) ciecamente una tensione. La pulsione è un desiderio a breve termine, un desiderio con data di scadenza  radicato in un bisogno. Recalcati e Zizek hanno raccontato bene  come la dimensione della soddisfazione pulsionale (il ‘godimento’) si intrecci con la logica capitalistica e con i suoi ‘feticci’. L’apparente e decantata superiorità del liberismo occidentale si riduce sovente – nella dinamica a-politica delle forme del dominio economico – alla costruzione antropologica di un bizzarro ibrido, fabbricato come essere a un tempo frustrato  e desiderante, desiderante in quanto frustrato e frustrato in quanto l’aspirazione viene sempre obbligata a spegnersi nella ripetizione del circuito pulsionale. Le narrazioni della pulsione sono povere o inesistenti. E’ in fondo la cecità della pulsione che fa problema al desiderio. Se il desiderio è un ponte che costruisce ‘illusioni’ relazionali sostenibili, l’aspirazione ne costituirebbe il respiro paradossale, un rizoma relazionale che riconosce i propri attaccamenti ma non si esaurisce in nessun ‘oggetto’. Aspirazione come desiderio ‘liberato’. Si potrebbe anche parlare di una tensione relazionale eco-sistemica. L’aspirazione sarebbe centrata sull’ ‘essere’ e non sull’ ‘avere’. Naturalmente l’aspirazione può essere troppo disincarnata e astrattamente ideale quanto la pulsione gretta e prigioniera della ripetizione. L’ombra dell’ aspirazione sarebbe una sorta di inflazione psicologica o spirituale. Il pericolo dell’aspirazione – per esempio dell’aspirazione alla verità – è quello di ricadere inavvertitamente in un attaccamento un po’ cieco per la ‘superiorità’ delle nostre costruzioni. Per dirla con Panikkar: “Il pericolo nasce nella possibile confusione tra il nostro desiderio di capire qualcosa perché presumiamo (a priori) che la Realtà sia (dovrebbe essere) comprensibile e l’ aspirazione a trovare un senso alla nostra vita e a tutta la realtà.” Senza dimenticare che la vita di sussistenza e i suoi bisogni, le stesse pulsioni – se si articolano con il desiderio e l’aspirazione – possono trovare una diversa collocazione. Da questo punto di vista allora si potrebbe dire che il compito del desiderio è una sorta di creazione ex nihilo che non idealizza ma non avvillisce. D’altro canto si potrebbe anche immaginare l’aspirazione come il cuore nascosto del desiderio, quella tensione desiderante ) che continua a desiderare e non si ‘esaurisce’  anche quando si è ottenuto ciò che si desiderava. Un esempio secolare di ‘aspirazione’ potrebbe essere l’orizzonte (lontano) della giustizia e della libertà. Penso che approfondirò alcuni di questi temi nei prossimi post anche perché avevo scritto una sezione del libro che poi ho tagliato. Mi farebbe molto piacere discuterne insieme.

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4 commenti

Archiviato in narrazioni, quel che resta del mondo, spiritualità

4 risposte a “Pulsione, desiderio, aspirazione.

  1. viviana.sacco@gmail.com

    è molto interessante come affronti la differenza tra pulsione e desiderio, e come il desiderio sia legato alle aspirazioni, sono temi molto pregnanti, vale la pena di approfondire ancora!

  2. Albeto

    Pulsione desiderio e aspirazione hanno la loro comune origine nella nostra mente quando fa interagire l’immagine che abbiamo di noi stessi con l’immagine di ciò che i sensi “guardano” o che la nostra stessa mente immagina (aspirazione). Senza interazione non c’è desiderio ne pulsione ne aspirazione.

    • Grazie Albeto. Non sono certo che sia così semplice. Chissà come la vedono i neuroscienziati con i loro neuroni a specchio. Certo l’interazione è al cuore di tutto. La domanda è cosa muova le associazioni (le relazioni) tra le immagini dentro e le immagini fuori. L’aspirazione può senz’altro avere a che fare con le immagini ma forse al suo cuore c’è qualcosa di ulteriore. Innominabile e omninominabile diceva Meister Eckhart. 🙂

      • Alberto

        Semplice non è facile, e le immagini sembrano distanti dalle realtà di ciò che rappresentano… ma la domanda che poni (cosa nuova) è davvero interessante. Siamo obbligati alle associazioni o abbiamo la possibilità di scelta, possiamo scegliere quali averne o di non averne affatto?

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