Ostilità/Ospitalità

Richard Kerney nel suo Ana-teismo ci invita a meditare sulla ambivalenza fondamentale nei confronti dello straniero a partire dall’etimologia di due parole: ostilità e ospitalità. Ci spiega che termini latini per indicare l’ospite (colui che viene accolto) sono sia hostis che hospes. Il primo termine può significare sia ‘nemico’ che ospite’ (nei due sensi del termine). Benveniste nel suo vocabolario delle istituzioni indoeuropee sottolinea che la nozione primitiva di hostis (da cui deriva ostilità) è lo straniero che compensa il mio dono con un contro-dono (tesi che richiama quella recentemente ripresa da David Graeber sul baratto come forma secondaria o decaduta di circolazione dei beni, al limite di negoziazione rituale con l’altro e non come fondamento della moneta e del ‘debito’). Accolgo lo straniero col baratto, lo ospito.   «Il senso classico di ‘nemico’ ha dovuto apparire quando alle relazioni di scambio tra clan e clan sono succedute le relazioni di esclusione da civitas a civitas». La parola hospes che è alla radice di ospitalità è formata da hostis+pet-s, in cui la radice pet significa ‘potenza’ ‘potestà’ e che significa originariamente l’identità personale, l’essere padroni di sé. E l’altro straniero è già inscritto dall’etimologia in questa ‘identità’. Per questo se si è padroni della propria alterità si è anche ‘capaci’ di ricevere lo straniero in casa propria, di essergli ospite.

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1 Commento

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Una risposta a “Ostilità/Ospitalità

  1. Non è un caso che nella nostra lingua si sia completamente perso il significato di ospite come colui che riceve e non solo come colui che viene accolto.
    Per accogliere veramente l’ospite bisogna prima riconoscerci come straniero e dunque come potenziale ospite.
    Nella nostra abitudine di creare identità chiuse e mai multiple è chiaro che non possiamo riconoscerci come ospiti, ospitati e ospitanti, nello stesso tempo.
    Ogni volta che con i miei allievi finisco su questa parola mi tocca fare due ore di spiegazione etimologica e il risultato è una assoluta incredulità del fatto che la parola in questione possa avere entrambi i significati.

    Non è emblematico che un ragazzo di 14 anni, dall’identità multipla oer eccellenza, non sia in grado di accettare o accolgiere questo significato?

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