Porte chiuse porte aperte

A proposito di memoria e precursori Luigi Colaianni mi ricorda la storia di Mario Tommasini, «partigiano, comunista, assessore della Provincia di Parma che visita il manicomio di Colorno e resa basito: ci trova i suoi vicini di borgo, compagni di lotta, gente scomparsa. Un uomo senza studi, che non ne sapeva niente di cosa andava ad impicciarsi che vede e dice negli anni ’60 “dobbiamo chiudere questo inferno”.
 Il partito comunista lo boicotta e gli dice “ma sei scemo?”
Mario telefona a Don Gagnino che faceva i comizi contro il pci e gli mette a disposizione alcuni casali. Poi occupa il manicomio con gli studenti.»
Lo potete vedere e sentire qui
Sempre su youtube lo rivedete in un filmato d’epoca tratto da ‘Matti da slegare’ di Bellocchio, Agosti e altri.
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6 commenti

Archiviato in etnopsichiatria, politica, quel che resta del mondo

6 risposte a “Porte chiuse porte aperte

  1. Lino

    Molto belle le interviste e i filmati. Credo sarebbe molto utile farli vedere ai nostri allievi, soprattutto ai più giovani!

  2. enrica rossi

    …sono pagine della nostra storia che non ci fanno onore…la civiltà di un popolo penso si veda anche da questo, da come vengono trattati i suoi cittadini più deboli (e qui rientrano i suoi bambini, i suoi poveri); personalmente, ed è un mio pensiero, in questo paese non è, in fondo in fondo, cambiato nulla e noi non abbiamo ancora compreso il significato non solo di democrazia, ma neppure quello di rispetto, libertà ed uguaglianza.
    Mi dirà, cosa c’entra con i manicomi?…c’entra, perché qui si usa fare il gesto per coprire l’inefficienza: si crea un’eccellenza e ci si dimentica di portare tutte le strutture a quel livello, si alza l’età pensionabile e non si creano asili dove i nipotini senza nonni-baby sitter possano andare e si chiudono i manicomi senza prima predisporre le strutture e l’educazione al personale che dovrebbe essere di supporto……quanto avrebbero da raccontare tante famiglie che hanno passato e passano tuttora la solitudine, l’abbandono, la disperazione ect. a causa di questo agire superficiale e di comodo…ah, io sono a favore dell’apertura dei manicomi…ma sono anche a favore del rispetto, dell’onestà, dell’efficienza, della democrazia…

  3. Purtroppo, non mi sembra che le cose siano cambiate, rispetto alle immagini proposte dal video e a quanto accade oggi, dopo la legge Basaglia, cui non è seguita la metanoia sperata, poiché non è mutata la mentalità rispetto ai temi dell’esclusione e dell’internamento..del pazzo. In realtà siamo noi ad instaurare con loro una relazione folle, protetti, noi, i cosiddetti sani, da un contesto relazionale asimmetrico contrassegnato da grosse scoperture di potere, in cui chi non ha potere negoziale è costretto a sentirsi ed agire da folle condannato dall’immagine che noi rimandiamo…e imponiamo a lui.
    Emblematica l’intervista alla coppia affidataria di ragazzi connotati….in tal senso, che trattati da cosiddetti normali , rispondono in maniera normale! Come diceva G.Bateson, con cui concordo a pieno titolo, quando descriviamo in forma assolutamente impropria i nostri simili, utilizziamo aggettivi che riguardano il “carattere”. Cosicché diciamo che “il signor Rossi è dipendente, ostile, pazzo, pignolo, ansioso, esibizionista, narcisista, passivo, emulatore…ecc..”, nell’idea distorta di descrivere caratteri individuali. In realtà descriviamo solo strutture e tipologie di relazioni, quindi commettiamo un errore di ordine logico, in quanto non comprendiamo che quegli aggettivi non definiscono gli individui ,” ma descrivono piuttosto scambi tra l’individuo e l’ambiente materiale e umano che lo circonda…Nessun uomo è ingegnoso o dipendente o fatalista nel vuoto.… Una sua caratteristica, qualunque cosa essa sia, non è propriamente sua ma piuttosto di ciò che avviene tra lui e qualcos’altro(o qualcun altro)”(G.Bateson).
    Che dire poi se questa epistemologia la coniughiamo con quell’ “Ordine del discorso “di foucaultiana memoria, quell’Ordine del discorso, che crea pesanti condizionamenti proprio attraverso il linguaggio, con cui costruiamo la realtà, le nostre maniere di abitare il mondo e di con-esserci con l’altro.
    Si proprio il linguaggio sottoposto dalle oligarchie di potere , a precisi metodi di controllo, a procedure di esclusione, come se ci fosse “qualcosa di pericoloso nel fatto che la gente parla e che i suoi discorsi proliferano indefinitamente”(M.Foucault). Testualmente Foucault dice”In ogni società la produzione del discorso è insieme controllata, selezionata, organizzata e distribuita tramite un certo numero di procedure che hanno la funzione di scongiurarne i poteri e pericoli , di padroneggiarne l’evento aleatorio, di schivarne la pesante, temibile materialità”.(:Foucault)
    Per i matti le procedure d’esclusione si manifestano attraverso l’opposizione tra ragione e follia, tra “discorso sano” e “discorso folle”.Il folle non ha diritto alla parola al pari degli altri. Anche se gli si presta attenzione e si cerca di capire il suo messaggio, si invocano una serie di filtri, prima di tutto quelli degli esperti, tra l’altro diretti a connotarlo..”la diagnosi strumento di invalidazione dell’altro”(L.Cancrini), che sottolineano il permanere dell’esclusione operata nei confronti e contro il discorso del folle,quando non lo si interrompe definitivamente con l’uso degli psicofarmaci le cosiddette camicie di forza chimiche. Abbiamo chiuso i manicomi,ma la cultura del manicomio è rimasta dentro di noi, tant’è che li abbiamo in realtà ri-aperti sotto mentite spoglie…sempre all’insegna dell’esclusione, solo in una forma più politicamente corretta, ancora più mendace di prima, attraverso artifici linguistici diretti a nascondere una realtà che è …ancora di esclusione!.

    • Lino

      Sono perfettamente d’accordo. Mi sembra che oggi un luogo che replica con ottusa pervicacia questa coazione a ripetere sia costituito dal cosiddetto sistema di “accoglienza” per i richiedenti asilo. Occorre uno sforzo lucido e coerente di risposta a questi nuovi crimini.

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