Salvateci dai salvatori (e le vacanze in Grecia!)

Sempre più ci troviamo di fronte a una sorta di paradosso: le elezioni ‘democratiche’ devono garantire le scelte liberiste del mercato se no l’establishment economico europeo grida «’arimortis’ – è anti-politica, è una scelta anti-democratica!» E’ il gioco delle tre carte del capitalismo contemporaneo in cui la solidarietà è  un disvalore, e di un’organizzazione sociopolitica in cui la difesa dell’equità sociale è un debole fantasma. Una situazione che ricorda quei doppi messaggi di una certa schizo-educazione: sei  libero di scegliere, ma guai se scegli male. A questo proposito segnalo un bell’articolo di Slavoj Zizek sulla London Review of Books (ne ho trovato una traduzione in rete di Maurizio Amateis): «Immaginate una scena di un film distopico che raffigura la nostra società nel prossimo futuro. Le guardie di pattuglia in divisa in strade mezze vuote del centro durante la notte, a caccia di immigrati, criminali e vagabondi. Coloro che trovano vengono brutalizzati. Sembra una fantastica immagine di Hollywood, è una realtà nella Grecia di oggi. Di notte, vigilantes in camicia nera del negazionista neo-fascista movimento Alba dorata – che ha preso il 7 per cento di voti nell’ultimo turno di elezioni, e ha avuto il sostegno, si dice, del 50 per cento della polizia ateniese – sono in giro a pattugliare strade e a picchiare tutti gli immigrati che possono trovare: afghani, pakistani, algerini. E’ così che l’Europa si difende nella primavera del 2012. Il problema della difesa della civiltà europea dalla minaccia degli immigrati è che la ferocia della difesa è una minaccia maggiore per la ‘civiltà’ di qualsiasi quantità di musulmani. Con difensori amici come questi, l’Europa non ha bisogno di nemici. Cento anni fa, GK Chesterton articolava la situazione di stallo in cui si trovano i critici della religione: ‘Uomini che cominciano a combattere la Chiesa per amore della libertà e dell’umanità finiscono per gettar via la libertà e l’umanità pur di combattere la Chiesa … I secolaristi non hanno distrutto le cose divine, ma, se questo li può confortare, hanno distrutto le cose secolari ‘. Molti guerrieri liberali sono così ansiosi di combattere il fondamentalismo anti-democratico che limitano la libertà e la democrazia pur di combattere il terrore. Se i ‘terroristi’ sono pronti a distruggere questo mondo per amore di un altro, i nostri guerrieri contro il terrore sono pronti a distruggere la democrazia per odio contro l’altro musulmano. Alcuni di loro amano a tal punto la dignità umana che sono pronti a legalizzare la tortura per difenderla. Si tratta di una inversione del processo attraverso il quale i difensori fanatici della religione iniziano attaccando la cultura secolare contemporanea e finiscono per sacrificare il proprio credo religioso nel loro desiderio di eliminare gli aspetti della laicità che odiano. Ma nella Grecia anti-immigrati i difensori non sono il pericolo principale: sono solo un sottoprodotto della minaccia vera, la politica di austerità che ha causato situazione della Grecia. La prossima tornata di elezioni greche si terrà il 17 giugno. L’istituzione europea ci avverte che queste elezioni sono cruciali: non solo il destino della Grecia, ma forse il destino di tutta l’Europa è in bilico. Un risultato – quello di destra che essi sostengono – consentirebbe al processo doloroso ma necessario di recupero attraverso la austerità per continuare. L’alternativa – se la ‘sinistra estrema’ del partito Syriza vincesse – sarebbe un voto per il caos, la fine del mondo europeo come lo conosciamo.»

Sempre più ci troviamo di fronte a una sorta di paradosso le elezioni ‘democratiche’ devono garantire le scelte liberiste del mercato se no l’establishment economico europeo grida «’arimortis’ – è un scelta populista, è una scelta anti-democratica!» E’ il gioco delle tre carte del capitalismo contemporaneo in cui la solidarietà è quasi un disvalore, e di un’organizzazione statale in cui la difesa dell’equità è molto debole. Ricorda quei doppi messagi psiotizzanti di una certa educazione: Siamo  liberi di scegliere, a condizione di fare la scelta giusta.

Zizek sottolinea che di fronte alle nuove elezioni greche l’establishment è in preda al panico come avviene di solito quando una scelta reale è possibile:

 «il caos, la povertà e la violenza seguiranno, dicono, se la scelta sbagliata verrà fatta. La semplice possibilità di una vittoria di Syriza si dice che abbia creato increspature di paura sui mercati globali. La prosopopea ideologica ha fatto il suo tempo: i mercati parlano come se fossero persone, esprimendo la loro ‘preoccupazione’ su che cosa accadrà se le elezioni non riescono a produrre un governo con il mandato di proseguire con il programma di austerità fiscale e riforme strutturali di UE e FMI. (…) Se Syriza vince, l’istituzione europea si augurerà di farci imparare nel modo più duro che cosa accade quando viene effettuato un tentativo di interrompere il circolo vizioso di complicità reciproca tra tecnocrazia di Bruxelles e populismo anti-immigrazione. Questo è il motivo per cui Alexis Tsipras, leader di Syriza, ha chiarito in una recente intervista che la sua prima priorità, dovesse Syriza vincere, sarà quello di contrastare il panico: ‘La gente deve vincere la paura. Essi non soccomberanno, non saranno ricattati’. Syriza ha un compito quasi impossibile. La loro non è la voce della ‘follia’ di estrema sinistra, ma della ragione contro la follia dell’ideologia del mercato. Con la loro disponibilità a governare, hanno bandito la paura della sinistra di prendere il potere, hanno il coraggio di chiarire la confusione creata da altri. Avranno bisogno di esercitare una formidabile combinazione di principi e pragmatismo, di impegno democratico e disponibilità ad agire con rapidità e decisione, ove necessario (…)»

«Nelle sue “Note sulla definizione di cultura”, TS Eliot ha osservato che ci sono momenti in cui l’unica scelta è tra eresia e non-fede – vale a dire, quando l’unico modo per mantenere viva una religione è quello di eseguire una divisione settaria. Questa è la posizione in Europa oggi. Solo una nuova ‘eresia’ – rappresentata in questo momento da Syriza – può salvare ciò che ancora vale dell’eredità europea: la democrazia, la fiducia nelle persone, la solidarietà ecc. L’Europa egualitaria finirà se Syriza sara’ sconfitta e avremo un’Europa con i valori asiatici – che, naturalmente, non ha nulla a che fare con l’Asia, ma tutto a che fare con la tendenza del capitalismo contemporaneo di sospendere la democrazia.»

«Ci sono due storie principali sulla crisi greca nei mezzi di comunicazione: la storia tedesco-europea (i greci sono irresponsabili, pigri, spese folli, evasione fiscale etc, e devono essere portati sotto controllo e imparare la disciplina finanziaria) e la storia greca (la nostra sovranità nazionale è minacciata dalla tecnocrazia neoliberista imposta da Bruxelles). Quando divenne impossibile ignorare la difficile situazione del popolo greco, una terza storia è emersa: i greci sono ora presentati come vittime umanitarie che hanno bisogno di aiuto, come se una guerra o una catastrofe naturale avessero colpito il paese. Anche se tutte e tre le storie sono false, la terza è senza dubbio la più disgustosa. I greci non sono vittime passive: sono in guerra con l’establishment economico europeo, e ciò di cui hanno bisogno è la solidarietà nella loro lotta, perché è anche la nostra lotta.La Grecia non è un’eccezione. E ‘uno dei principali terreni di test di un nuovo modello socio-economico della domanda potenzialmente illimitata: una tecnocrazia depoliticizzata in cui i banchieri e altri esperti sono autorizzati a demolire la democrazia. Salvando la Grecia dai suoi cosiddetti salvatori, noi salvaremo l’Europa stessa.»

Zizek conclude con una bella idea: i greci hanno bisogno della nostra solidarietà: «non solo un trattamento dignitoso da parte di ogni altro paese europeo, ma anche delle idee più creative, come la promozione del turismo solidale di questa estate

Sul tema merita anche lettura il post di Mauro Poggi su Lagarde e altri volkaniani

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