Per un’Europa democratica – Appello internazionale per la Grecia

Pubblico di seguito la mia traduzione del

l’appello internazionale comparso su left.gr.  Al di là dei toni a volte un po’ retorici invita a una solidarietà sociale di cui l’economia liberista sembra fare totalmente a meno. Trovo interssante che sia stato firmato da intellettuali e filosofi del calibro di Balibar, Nancy, Agamben e Esposito…

***

Per una strana ironia della sorte, i greci, per quanto stigmatizzati e impoveriti, sono in prima fila nella nostra lotta per un futuro comune

Se seguiamo la catena di eventi che, in soli tre anni, hanno sprofondato la Grecia nell’abisso, ognuno sa che la responsabilità dei partiti al potere dal  1974 è enorme. Nuova Democrazia (la destra) e PASOK (i socialisti) non solo hanno tenuto in piedi il sistema di corruzione e privilegio, ma ne hanno beneficiato e hanno permesso ai fornitori e creditori della Grecia di trarne un notevole profitto, mentre le istituzioni della Comunità Europea guardavano dall’altra parte.

In queste condizioni, è sorprendente che i leader europei e il FMI, ponendosi come paradigmi di virtù e severità, si preoccupino di riportare al potere quegli stessi partiti falliti e screditati denunciando il “pericolo rosso” incarnato da SYRIZA (la coalizione della sinistra radicale) e minacciando di mettere sotto embargo sostanziale le derrate alimentari se le elezioni del 17 giugno confermano il rifiuto del ‘Memorandum’ già chiaramente manifestato lo scorso 6 maggio.

Non solo questo intervento è in flagrante contraddizione con le regole democratiche più elementari, ma le sue conseguenze sarebbero terribili per il nostro futuro comune. Questo è di per sé un motivo sufficiente per indurci, come cittadini europei,  a non permettere che la volontà del popolo greco sia vanificata. Ma la situazione è ancor più seria.

Negli ultimi due anni, l’Unione Europea, in stretta collaborazione con il FMI, ha operato per destituire la sovranità del popolo greco. Con la motivazione di stabilizzare le finanze pubbliche e modernizzare l’economia, hanno imposto un sistema draconiano di austerità che sta soffocando l’attività economica, riducendo in povertà la maggioranza della popolazione, distruggendo il diritto al lavoro. Questo programma di rettificazione neo-liberista ha finito per liquidare gli strumenti di produzione e creare disoccupazione collettiva. Tutto ciò è stato realizzato niente meno che con l’instaurazione di uno Stato di Emergenza senza precedenti nella storia dell’Europa occidentale dalla fine della seconda guerra mondiale.

Il bilancio statale è dettato dalla Troika, il Parlamento greco è ridotto a far da timbro; la Costituzione è stata aggirata più volte. Questa destituzione del principio della sovranità popolare va mano in mano con l’umiliazione di un’intera nazione.

Qui il picco è stato raggiunto… ma ciò non vale solo per la Grecia. Tutti i popoli di tutti i membri sovrani dell’Unione Europea vengono considerati senza peso quando si tratta di imporre un sistema di austerità che va contro ogni razionalità economica, di combinare le operazioni del FMI e della BCE a sostegno del sistema bancario e imponendo governi di tecnocrati non eletti.

I greci hanno chiarito, in più occasioni, la loro opposizione a questa politica che sta distruggendo il Paese mentre pretende di salvarlo. Innumerevoli dimostrazioni, 17 giorni di Scioperi generali nel corso degli ultimi due anni, azioni di disobbedienza civile come il movimento degli ‘indignati’ di Syntagma hanno mostrato il rifiuto di sottomettersi al fato al quale venivano destinati senza alcuna consultazione. Che risposta ci si poteva azpettare da questo grido di disperazione e rivolta? Un raddoppio della dose letale e della repressione poliziesca! E’ stato allora, in un contesto in cui il governo aveva perso completamente ogni legittimità, che è stato deciso un ritorno alle urne poteva essere l’unico modo di evitare un’esplosione sociale.

Tuttavia, la situazione è ormai molto chiara: i risultati delle lelzioni del 6 maggio non lasciano dubbi sul rifiuto collettivo delle politiche imposte dalla Torika. Ora, di fronte alla prospettiva della vittoria di SYRIZA nelle elezioni del 17 giugno, una campagna di disinformazione e intimidazione è stata lanciata sia all’interno del Paese e in Europa. Mira a rappresentare SYRIZA come una rappresentanza politica non degna di fiducia.

Ogni mezzo vale per squalificarla, la si vuole qualificare come ‘estremista’ al pari della formazione neonazista Alba Dorata. SYRIZA è stata accusata di tutti i vizi possibili e immaginabili: imbrogli, doppi messaggi, richieste infantili e irresponsabili. Se dovessimo credere a questa propaganda piena d’odio, che confina con la stigmatizzazione razzista di tutto il popolo greco, SYRIZA mette in pericolo la libertà, l’economia mondiale e la costruzione dell’Europa. Perciò è responsabilità comune degli elettori greci e dei nostri leader che venga bloccata. Con la minaccia dell’esclusione dall’euro e con altre forme di ricatto economico, si sta organizzando una manipolazione del voto popolare. Si tratta di una ‘strategia da shock’ con cui i gruppi dominanti compiono ogni sforzo possibile per rovesciare il voto del popolo greco asservendolo ai propri interessi – che pretendono essere anche i nostri.

Noi, i firmatari di questo testo non possiamo restare in silenzio dio fronte a questo tentativo di deprivare un popolo europeo della sua sovranità, della quale le elezioni sono l’ultima spiaggia. La campagna di stigmatizzazione di SYRIZA deve immediatamente cessare come pure il ricatto dell’esclusione dall’eurozona. Sta al popolo greco decidere il proprio fato, rifiutando ogni diktat, rifiutando i veleni che i suoi ‘salvatori’ gli stavano somministrando e invece affidarsi liberamente alle forme di cooperazione indispensabili per superare la crisi insieme agli altri popoli europei.

A nostra volta affermiamo che è ora che l’Europa capisca il segnale mandato da Atene il 6 maggio scorso. E’ ora di abbandonare una politica che sta rovinando la società e privandola di arbitrio per salvare le banche. E’ estremamente urgente mettere una fine alle tendenze suciide di una costruzione politica ed economica che sta trasferendo il governo agli ‘esperti’ e istituzionalizzando l’onnipotenza degli operatori finanziari. L’Europa deve essere opera dei suoi cittadini per proteggere i loro interessi.

Questa nuova Europa in cui noi, come le forze democratiche che stanno emergendo in Grecia, speriamo e per cui intendiamo combattere è quella di tutti i popoli. In ogni Paese vi sono due Europe antitetiche in conflitto: quella che vorrebbe spossessare il popolo per beneficiare i banchieri e quella che afferma il diritto di tutti a una vita degna di questo nome e che collettivamente si dà i mezzi per farlo.

Così, quello che vogliamo, insieme agli elettori greci e agli attivisti e leader di SYRIZA non è la scomparsa dell’Europa ma la sua rifondazione. E’ l’ultra liberismo che provoca l’aumento dei nazionalismi e della estrema destra. I veri salvatori dell’idea europea sono i sostenitori della sua unità e della partecipazione dei cittadini, difensori di un’Europa dove la sovranità popolare non sia abolita ma estesa e condivisa.

Sì, Atene è davvero il futuro della democrazia in Europa ed è il destino dell’Europa che è in gioco. Ma per una strana ironia della storia i Greci stigmatizzati e impoveriti che siano sono in prima fila nella lotta comune per un futuro comune.

Ascoltiamoli, sosteniamoli e difendiamoli!

Seguono le firme

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2 commenti

Archiviato in fare rete, filosofia, nuda vita, politica, quel che resta del mondo

2 risposte a “Per un’Europa democratica – Appello internazionale per la Grecia

  1. Sottoscrivo senza riserve il contenuto dell’appello, e se mi permetti lo ripropongo sul mio blog.
    C’è una forte spinta antidemocratica che investe tutta l’Europa, non solo la Grecia, secondo schemi che lugubremente ricalcano la shock economy dei passati decenni, quando a farne le spese erano i paese latino americani o asiatici o est europei. Sono convinto che ci stanno terrorizzando con prospettive apocalittiche allo scopo di soffocare in ognuno di noi la possibilità di analisi razionali, e quindi renderci psicologicamente inermi e disorientati, pronti ad accettare qualunque soluzione, anche la peggiore, purché presentata come meno peggio di quella evocata.
    “Soltanto una crisi – reale o percepita – produce vero cambiamento. Quando quella crisi si verifica, le azioni intraprese dipendono dalle idee che circolano. Questa, io credo, è la nostra funzione principale: sviluppare alternative alle politiche esistenti, mantenerle in vita e disponibili finché il politicamente impossibile diventa politicamente inevitabile” (Milton Friedman, Capitalism and Friedom – citato da Shock Economy di Naomi Klein).
    (La logica conseguenza è che se una crisi offre “opportunità” allora non conviene aspettare che accada, meglio provocarla).
    Un punto di vista sociopatico connaturale all’ideologia neoliberista, il pensiero dominante degli ultimi quarant’anni che di disastro in disastro ci ha portati all’attuale situazione.
    Un punto di vista che trova una sinistra eco nelle parole di Mario Monti:

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