Respect diversity/Abbasso l’amigdala

Mi fa proprio piacere che Balottelli abbia segnato!  Respect diversity diceva lo slogan prepartita. Forse i cambiamenti della coscienza collettiva passano anche di qui anche se certo non basta. Segnalo anche un  sincronico articolo di Massimo Piattelli Palmarini sul Corriere di ieri che trovate per esteso qui 

E ne riporto di seguito un paio di brani

«Il censimento del 2010 ha rivelato che, negli Stati Uniti, il 36 per cento della popolazione totale è composto da «non bianchi» («non-whites»), con un 7 per cento di aumento in appena dieci anni. La buona notizia è che, nei ripetuti sondaggi effettuati dai sociologi nell’ ultimo quarto di secolo, gli atteggiamenti dei bianchi americani nei confronti dei non bianchi sono nettamente e progressivamente migliorati. Il razzismo conscio è in netto e continuo declino, e sarà presto quasi scomparso. La cattiva notizia, pubblicata ieri sulla prestigiosa rivista scientifica internazionale «Nature Neuroscience» da ricercatori della New York University e di Harvard, è che lo spirito è pronto, ma la carne è debole. Cioè, tra l’ atteggiamento anti-razzista consapevole e positivo e le reazioni subconscie negative dei bianchi a volti di non bianchi c’ è un fossato. Gli autori di questa ampia ricerca, Jennifer T. Kubota, Mahzarin R. Banaji ed Elisabeth A. Phelps, dopo aver analizzato molti risultati ottenuti negli ultimi anni nelle neuroscienze, concludono che esistono chiare attivazioni cerebrali dei centri deputati al disgusto, la paura e la sfiducia, quando si mostra a un bianco un volto di un non bianco. L’ area cerebrale sottocorticale che si attiva per prima, chiamata amigdala, è infatti specializzata in emozioni di carattere negativo. Il cervello delle persone sensate e socialmente sensibilizzate, però, non lascia queste emozioni negative agire a briglia sciolta. Subito dopo, infatti, in millesimi di secondo, presto si attiva anche un’ area della corteccia cerebrale, il nucleus accumbens dorsale, che registra un conflitto. Le emozioni negative inviate dall’ amigdala non sono benvenute ai centri superiori e il sistema cerca di neutralizzarle. Si attiva la centralina di controllo più nobile, la corteccia prefrontale dorsolaterale (in gergo «Dlpfc») e stabilisce chi deve vincere in questa lotta tra il bene e il male. Per lo più vince il bene, cioè giudizi e atteggiamenti non razzisti, ma l’ esistenza sorniona delle reazioni viscerali negative non può essere ignorata. (…) Chiedo all’ autrice principale di questa ricerca, la neuropsicologa Jennifer Kubota della New York University, cosa dobbiamo concludere. «I centri delle reazioni emotive negative sono malleabili e i centri superiori del giudizio e della decisione sono in grado di contrastarli. Le reazioni negative emotive dell’ amigdala sono, a guardarci meglio, più collegate al riconoscimento del proprio gruppo che non alla razza in quanto tale. Inoltre, ogni volta che un soggetto rievoca un ricordo e poi lo rinvia di nuovo in memoria – un processo molto studiato che si chiama “reappraisal” – il ricordo cambia. Esercitando questo processo, le reazioni  anche inconsce cambiano in positivo. Insomma, con un certo sforzo, le reazioni negative subconscie possono essere dominate». Aggiunge che siamo solo agli inizi di queste ricerche e che molto resta da fare. A me viene in mente uno striscione in inglese a lato del campo che gli spettatori della partita Italia-Inghilterra di domenica hanno ben visto a inizio partita: «Uniamoci contro il razzismo». Facciamolo, magari anche nei tempi supplementari o perfino ai rigori. Abbasso l’ amigdala, viva i centri corticali superiori.»

Come dice  Laura Boella nel suo bel libro su ‘Il coraggio dell’etica’ per capire l’empatia non bastano i neuroni specchio: il bene, la libertà la giustizia devono accadere in atti, gesti, giudizi, esperienze singolari e concrete. E ciò non è possibile senza una nuova immaginazione morale.

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2 commenti

Archiviato in filosofia, narrazioni

2 risposte a “Respect diversity/Abbasso l’amigdala

  1. Anonimo

    Sai cosa penso io? Come fa uno slogan come “respect” (per ogni tipo di diversità) a conciliarsi con uno stato come l’ucraina, che tiene il principale oppositore politico del premier in carcere, picchiata e umiliata. Ci stiamo concentrando tutti su Balotelli solo perché è di colore, è facile vedere la sua “diversità” appunto perché è superficiale, ma vedere che Yulia Timoshenko è trattenuta in carcere per una diversità politica, quello risulta più difficile… specie se hai la vista offuscata dal fiume di soldi che un europeo frutta…

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