In memoria di Abd el Kader (1808-1883)

Gli ultraconservatori americani, i fondamentalisti laici e religiosi anti-islamici (gli stessi che negli Usa bruciano il Corano) hanno arruolato un regista porno per provocare lo sdegno e la reazione islamica. La pretesa di mostrare la ‘nuda’ verità è in realtà – come nel porno – un’operazione di falsificazione che fa appello a un gusto voyeuristico che risuona con il nostro di immaginario. Che risuona con la logica dei famigerati filmini di tortura girati dai soldati Usa nelle basi in Iraq.  Oggi l’intento dichiarato è  di generare una reazione volta a cancellare le differenze e il pluralismo e rafforzare il blocco delle identità regressive in Occidente e in terre d’Islam. Niente come un nemico per rafforzare le identità minate… e per tentare di soffocare i profondi processi evolutivi della coscienza che sono in atto nel mondo islamico e nel nostro.

Del resto il vento della regressione è vivo nella rigidità identitaria di quel cattolicesimo che soavemente critica il Concilio, nella miopia politica di Israele, come in quella delirante parodia della tradizione che si esprime nel cosiddetto fondamentalismo islamico. Non ha fatto molta notizia l’attacco a Tripoli di un luogo di culto Sufi alla fine di agosto. La storia ci dice che ogni insegnamento religioso è stato utilizzato per giustificare e perpetrare violenza – bruciare gli eretici, scatenare guerre e crociate.  Freud aveva riconosciuto  quanto facilmente la narrazione religiosa si può trasformare in una formazione reattiva mossa dalla coazione a ripetere e dalla pulsione di morte.  Ma il veleno può anche ridiventare farmaco. Sarà allora importante distinguere come insegna lo storico dell’Islam Seyyed Hossein Nasr tra il retaggio e la profondità della tradizione e i contenuti e lo spirito dei movimenti politico-religiosi ‘fondamentalisti’.

Bisognerà ricominciare a studiare e pensare per evitare gli inganni. Non dobbiamo lasciare che il gioco degli opposti fondamentalismi riduca la complessità e ricchezza di una narrazione religiosa condivisa da miliardi di persone in un demone da temere invece che in una religione da rispettare per il contributo che dà alla comprensione della condizione umana.  E se non si può dimenticare la lezione di Edward Said sull’ “Oriente” come costruzione culturale ed economica dell’Occidente bisogna anche ricordare quello che dice il filosofo Roger-Pol Droit: “Popolato di meraviglie e di mostri l’Oriente immaginario diviene fonte di saggezza e riserva di saperi.” O le parole di Christian Jambet Roger-Pol Droit secondo cui “I giorni si annunciano in cui leggeremo Sohravardi come leggiamo Hegel.”

Senza per altro dimenticare l’avvertimento di un adepto appassionato della tradizione sufi come Frtijohf Schuon: “Nel mondo in dissoluzione in cui viviamo è divenuto indispensabile mostrare il punto di incontro dove si attenuano o si risolvono le divergenze tra il monoteismo semitico-occidentale e le grandi tradizioni originarie dell’India.”

La dimensione mistica si è sempre avvicinata a considerare le narrazioni religiose altrui  come patrimonio cosmoteandrico comune, a un tempo culturale e transculturale, paradossale traccia di un “Sé” transpersonale, di un’aspirazione preverbale che aspira a farsi narrazione. Abd el Kader, l’emiro guerrigliero Sufi che combattendo si oppose alla colonizzazione dell’Algeria e che esiliato in Libano salvò da un massacro migliaia di cristiani maroniti lo descrisse così:

 Tu sei il Signore e il servo, la vicinanza e la lontananza, Tu sei l’Uno e il molteplice, il Sublime e l’infimo, il Ricco e il bisognoso, l’adoratore e l’Adorato, il contemplante e il Contemplato. In Te si uniscono i contrari e gli opposti. Poiché tu sei il Visibile e l’Ascoso, il Viaggiatore e il Sedentario, Colui che semina e Colui che coltiva. Tu sei Colui che prende gioco, che agisce con astuzia e inganna. Tu sei la Realtà suprema e io sono la Realtà suprema. Tu sei creatura e io sono creatura. Tu non sei né questo né quello e io non sono né questo né quello.

 O nelle parole più contemporanee del filosofo iraniano, Abdolkarim Souroush: “La religione non è che uno dei modi di comprendere la divinità, così come la scienza non è che uno dei modi di comprendere la natura. Queste forme di conoscenza sono dunque umane, fallibili, evolutive e in competizione costante con altre forme di conoscenza.”

Non credo che si tratti di un commento agnosticamente modernista ma dell’invito a rinnovare con le forze del pensiero, del sentimento e della volontà la nostra comprensione di un mondo visibile e invisibile molto complesso 🙂

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1 Commento

Archiviato in intercultura, narrazioni, politica, quel che resta del mondo, spiritualità

Una risposta a “In memoria di Abd el Kader (1808-1883)

  1. Anonimo

    Questo contributo è molto bello!
    In molti si interrogano oggi sulla libertà di espressione, sostenendo la sua universalità e il diritto di esprimersi sempre e comunque, in qualsiasi forma. Interroghiamoci sull’universalità dei nostri assunti e anche sull’opportunità di “raccontare” il Profeta banalizzandone e ridicolizzandone la vita e la figura, sacra a molti, alimentando così il fuoco del fondamentalismo distruttivo. Due fondamentalismi si scontrano violentemente. I nostri amici mussulmani, i nostri vicini di casa, i genitori dei bambini che sono a scuola con i nostri figli sono al muro: per l’offesa subita grazie a questo “illuminante” film su Muhammad, per la reazione dei fondamentalisti che professano la loro stessa religione in un modo che loro stessi ritengono inaccettabile.

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