E’ questa l’Europa? Pace!

Nobel per la pace all’Europa… si fatica a prenderlo come segno di dubbia speranza… troppo forte la sensazione di qualcosa di fasullo, costruito, che non corrisponde né alla crisi delle istituzioni economico finanziarie che hanno scritto l’europa dei trattati e delle burocrazie, né al lavorìo sotterraneo e lento verso su un’identità europea aperta. Già qualche anno fa in un bel libro sul mito di Europa (la fanciulla rapita in Asia da Zeus seduttore mutatosi in toro, e doppio di Pasifae, madre dell’ibrido Minotauro), la storica Luisa Passerini evidenziava il ‘deficit simbolico’ che caratterizza l’attuale costruzione europea e la affonda nelle secche dell’eurocentrismo e delle gerarchie interne…

L’avvenire del mondo forse si traccia più che mai altrove. Tutto ciò risuona con un intervista a France Culture in cui Achille Mbembe  parla dell’Africa in occasione dell’uscita del suo libro Pour sortir de la grande nuit e dice tra l’altro: …“Assistiamo all’emergere di una civiltà urbana inedita per lo meno in questo continente [l’Africa], la costituzione di una diaspora imprenditrice, sopratutto negli Stati Uniti, l’arrivo di nuovi immigranti dalla Cina e dal resto dell’Asia, un rimodellamento formidabile delle mentalità intorno alla rivoluzione religiosa che è in corso. Tutto ciò chiama a una nuova immaginazione sia intellettuale che politica che mi lascia paradossalmente ottimista.» – L’intervistatore un po’ sarcastico chiede «E tutto ciò a patto – Lei dice – in conclusione del libro – a patto che gli africani non guardino più veramente, o niente affatto all’Europa. Quell’Europa che l’ha accolta a braccia aperte, Achille Mbembe, che ingratitudine…! E la fa ridere!»

«Sì… ma infine, l’Europa oggi mi sembra posseduta da un’enorme desiderio di apartheid, mi sembra abitata da un desiderio perturbante, un fantasma perturbante di comunità senza stranieri, ho l’impressione che il mondo in cui viviamo si stia spostando, l’Europa è un attrice importante di questo mondo che viene, ma dobbiamo guardare altrove se vogliamo riaprire effettivamente l’avvenire…»

L’intervistatore chiede ancora perché Mbembe ritenga insulse le celebrazioni europee delle prime liberazioni africane dal colonialismo e Mbembe risponde:

«Si tratta di celebrazioni a un tempo senza forma e senza contenuto simbolico, ciò di cui abbiamo bisogno è di imparare nuovamente ad articolare sul continente africano una riflessione critica che permetta di riaprire le porte dell’avvenire. Per il momento ci accontentiamo di rivestire di lustro ciò che lo scrittore congolese Sony Labou Tansi ha chiamato ‘lo stato vergognoso’. Dunque per me non c’è motivo di celebrare. L’idea di sciopero morale in Um [il riferimento è all’eroe dell’indipendenza camerunese, un personaggio di grande statura morale – Mbembe lo paragona a Gandhi –  Ruben Um Nyobè, assassinato dai francesi e sepolto in una colata di cemento]  consiste nel dire che potremo liberarci se dall’inizio saremo liberi interiormente. Vale a dire se saremo in grado di costituire una capacità morale sufficientemente spessa e densa per poter resistere alla corruzione perchè la corruzione in tutte le sue forme costituisce la principale arma della colonizzazione ed è quest’arma – dice Um – che lo Stato coloniale utilizza per continuare a sfruttare gli africani.»

L’intervista la trovate qui: xkr5zm_achille-mbembe-sortir-de-la-grande-nuit_news

Segnalo anche il post di Verso un mondo nuovo sull’argomento.

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