Archeologia della giustizia (la comunanza tra uomini ed ere)

UnknownSempre a proposito di risonanza tra strutture narrative che attraverso il tempo continuano a ‘parlarsi’  e a permettere quella riflessione che attraversa la storia e che articola un pensiero sulla giustizia ( sul rapporto tra politica e potere) segnalo una bella recensione di Roberto Esposito alla traduzione della Repubblica di Platone fatta da Alain Badiou.

Cito: «Badiou riconosce nel grande dialogo platonico qualcosa che oltrepassa il suo contesto storico, per parlarci appunto in maniera essenziale (…) del rapporto metafisico tra politica verità e pensiero. Dove però il termine ‘metafisica’ non allude a un piano trascendente e superiore a quello dell’esperienza, ma a un nucleo universale che lo attraversa e mobilita dall’interno.»

Anche la critica della democrazia che fa Platone può essere messa in risonanza con la contemporaneità (con  il dovuto rispetto per la diversità dei contesti), andando un po’ oltre la critica al ‘totalitarismo di Platone’ fatta da Popper e in parte dalla Arendt. «Nella sua polemica contro gli eccessi populistici del demos, non troviamo qualcosa che continua a interpellarci da vicino?» Ma in Platone non c’è solo il rifiuto dell’appiattimento populista, c’è anche la stigmatizzazione della proprietà privata, che oggi risuona con la nostra idea di ‘bene comune’.

«Ovviamente per collegare, traversando le epoche, un testo originario come quello platonico alle dinamiche del nostro tempo, occorre operare una sorta di sottraziome del pensiero alla storia in cui si genera e anche a quella cui sembra dar luogo. Ciò spiega come il comunismo, di cui Badiou individua la radice genealogica proprio nel dialogo platonico, possa essere valutato più che in riferimento ai suoi effetti storici, in relazione a una verità metastorica.»

E’ un po’ quanto cercavo di esprimere nel mio post precedente Utopie e Distopie a proposito dell’idea di giustizia e di  ‘comunanza tra uomini ed ere’, che attravreso i tempi riemerge nelle più diverse forme narrative e concettuali.

Agggiunge ancora Esposito:«E cioè [in relazione] a quella intenzione emancipativa, fondata sull’idea universale di giustizia, poi rovesciata e mortificata in tutte le sue espressioni storiche (…) Come l’idea di uguaglianza anche l’idea totalitaria (…) tende a risorgere come uno spettro non
solo all’esterno, ma anche all’interno della democrazia, tutte le volte che il rapporto tra politica e verità si cristallizza in una forma bloccata e univoca. Ciò secondo Badiou, vale per il fascismo, per il comunismo, ma anche, certo in forma diversa, per l’attuale capitalismo finanziario, che Unknown-1
esclude di per sé tutto ciò che non rientra all’interno dei propri presupposti.»

La lettura integrale dell’articolo merita. La trovate qui.

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