C’è grande confusione sotto i cieli

jodorowsky_camoin_00Un ghanese affamato e solo dà fuori di matto a Milano. Immediate nefandezze verbali contro gli immigrati e i ‘clandestini’. L’ideologia è questa: pensare l’altro come un intruso che contamina. In questo i nazisti sono stati maestri.

Il giorno prima Grillo aveva fatto la sua sparata contro lo ius solis. Complimentato da La Russa.

Vana sincronia, sono solo rigurgiti immunitari, perché tutto questo è chiaro, non regge più. Le donne sfregiate con l’acido… ma non era un retaggio barbarico del primitivo oriente? Che fine hanno fatto i rumeni stupratori? Non se ne parla più, tanto le cronache sono piene di ragazzine scomparse e donne che subiscono violenza, ma la proiezione etnica non regge più. Forse santi e stupratori sono categorie transculturali. Certo è che ‘grande è la confusione sotto il cielo’.

Qualche tempo fa in Toscana ho visto due africani cacciati in malo modo dal treno, affidati alla polizia ferroviaria che voleva portarli in questura. Non avevano il biglietto. Uno di loro gridava disperato – ma voi non sapete come stiamo noi africani, da cosa veniamo! Stava per perdere il lume. Sono intervenuto, il treno era fermo, con cortesia ho detto al poliziotto che pareva ragionevole – li avete fatti scendere non infierite, lasciateli andare. Il controllore si è infuriato, perdeva quasi lui il lume. – Lo paga lei il biglietto? Eh lo paga lei? – Domanda retorica perché ormai erano scesi. Ma sì – dico – il biglietto glielo avrei pagato. Da Arezzo a Firenze non costa una cifra spropositata. Il controllore si è infuriato ancora di più – E il torto che lei fa a tutti gli altri passeggeri – urlava – glie lo chieda, glie lo chieda se son d’accordo… si rivolgeva infuriato a tutto il vagone, che lo guardava in silenzio. Poco mancava che mi desse del fascista…

Il razzismo immunitario è roba vecchia. Negli anni Sessanta i titoli dei giornali sottolineavano così la presunta etnicità dei meridionali. «Siciliano svaligia un appartamento» ecc.

E’ la stessa storia che si ripete:

 «Generalmente sono di piccola statura e di pelle scura. Non amano l’acqua, molti di loro puzzano anche perché tengono lo stesso vestito per molte settimane. Si costruiscono baracche di legno e alluminio nelle periferie delle città dove vivono, vivini gli uni agli altri. Quando riescono ad avvicinarsi al centro affittano a caro prezzo appartamenti fatiscenti. Si presentano di solito in due e cercano una stanza con uso cucina. Dopo pochi giorni diventano quattro, sei dieci.

Tra loro parlano lingue a noi incomprensibili, probabilmente antichi dialetti. Molti bambini vengono utilizzati per chiedere l’elemosina, ma sovente davanti alle chiese donne vestite di scuro e uomini quasi sempre anziani invocano pietà, con toni lamentosi o petulanti. Fanno molti figli che faticano a mantenere e sono assai uniti tra di loro.

Dicono che siano dediti al furto e, se ostacolati, violenti. Le nostre donne li evitano non solo perché poco attraenti e selvatici ma perché si è diffusa la voce di alcuni stupri consumati dopo agguati in strade periferiche quando le donne tornano dal lavoro.

I nostri governanti hanno aperto troppo gli ingressi alle frontiere, ma soprattutto non hanno saputo selezionare fra coloro che entrano nel nostro paese per lavorare e quelli che pensano di vivere di esperedienti o, addirittura di attività criminali.»

Un sindaco leghista? No si tratta della relazione dell’ispettorato per l’immigrazione Usa, ottobre 2012 e parla degli italiani (vedi La macchia della razza di Marco Aime)

Guardando i tarocchi la carta giusta per commentare l’avventura del migrante è la prima, quella senza numero, il Matto. È un vagabondo nomade che porta il fagotto delle sue cose col bastone in spalla. Il passato gli corre appresso e non si sa dove vada. Se la leggiamo come annuncio di un desiderio, l’aspirazione migrante osa. Il cane che lo insegue (il suo passato) non lo trattiene, Il suo impulso vitale è un grande potenziale non ancora dispiegato. Ma se lo guardiamo dal punto di vista della doppia esclusione, il passato è un lupo che morde, il suo eroismo è velleitario, i suoi trucchi da briccone ingenui. Allora si scopre davvero matto. Ma com’è che i matti ci sono anche da noi? C’è grande confusione sotto il cielo.

Ps: Come scriveva Abdelmalek Sayad, c’è una “doppia assenza” che caratterizza l’esperienza del migrante: non più “là”, ma non del tutto a casa “qui”, l’immigrato è sospeso fra l’assenza dal paese di origine, dal quale ci si allontana alla ricerca di un altrove che si immagina migliore, e l’essere costantemente “fuori luogo” nel paese di accoglienza, una realtà in cui si è spesso esclusi o emarginati. Al concetto di “doppia assenza” si affianca quello di “doppia presenza”, che si riferisce ai duplici radicamenti, ai legami con il proprio paese – affettivi, relazionali, sociali, economici – che perdurano nel tempo e ai nuovi legami che gradualmente vengono costruiti nel luogo di arrivo. (vedi anche il tema non indifferente della formazione per chi assiste chi muore ‘altrove’)

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