Il «divenir negro del mondo»

scuola-riforma-sponsorMi preoccupa nel discorso di Napolitano il ricorso implicito all’immagine della ‘guerra giusta’. Evocando gli integralismi e le persecuzioni dei cristiani in Siria, Iraq e Libia senza far parola delle geopolitiche complesse che vi hanno contribuito e aggiungendo che «di questo quadro allarmante l’Italia, gli italiani devono mostrarsi fattore cosciente e attivo di contrasto» sorge infatti il dubbio che la retorica dei valori nazionali ed europei contro il ‘nemico’ possa essere inteso come estremo e scorato espediente per unire il Paese contro l’indifferenza. Indifferenza che è in realtà frutto del trionfo di una forma-merce che implica la burocratizzazione del mondo, la retorica dell’innovazione come quella dell’ “integrazione”, la falsa pedagogia della ‘buona scuola’ centrata sul condizionamento neuro-economico che mira a fabbricare un essere umano precario e spendibile e in costante flusso. Sui processi psicosociali in atto trovo molto pertinenti queste considerazioni di Achille Mbembe sul neoliberismo tratte dall’introduzione al suo più recente libro Critique de la raison nègre.  Non è un bel panorama dello stato del mondo. Tuttavia Mbembe non si stanca di sottolineare l’importanza di coniugare pragmatismo con quella radice utopica che ha sempre rappresentato un motore di riscatto, aspirazione e presenza.

«Per neoliberismo dobbiamo intendere una fase della storia dell’umanità dominata dalle industrie del silicio e dalle tecnologie informatiche. Il neoliberismo è l’epoca in cui il tempo breve viene convertito in forza procreativa della forma-denaro. Essendo il capitale giunto al suo punto di fuga massimo, si determina un movimento a valanga. Che poggia sulla visione secondo cui “tutti gli avvenimenti e tutte le situazioni del mondo e della vita [possono essere dotati] di un valore di mercato” (Vogl). Questo movimento è caratterizzato dalla produzione dell’indifferenza, dalla codifica forsennata della vita sociale in termini di norme, di categorie e cifre, così come da diverse operazioni di astrazione che pretendono di razionalizzare il mondo sulla base delle logiche dell’impresa.  Abitato da un doppio funesto, il capitale, in particolare quello finanziario, si definisce ormai come illimitato tanto dal punto di vista dei fini che dal punto di vista dei mezzi. Non detta più unicamente il proprio regime temporale. Avendo assunto su di sè la «fabbricazione di tutte le relazioni di filiazione» cerca di autoriprodursi con una serie infinita di debiti strutturalmente insolvibili»

Non ci sono più lavoratori in quanto tali. Non vi sono che nomadi del lavoro. Se ieri il dramma del soggetto era di essere sfruttato dal capitale, oggi la tragedia per moltitudini è di non poter nemmeno essere sfruttati, di diventare oggetto di relegazione in una «umanità superflua» abbandonata e di cui il capitale non ha bisogno per funzionare.

Emerge una forma inedita di vita psichica legata alla memoria artificiale e informatica e a modelli cognitivi orientati dalle neuroscienze e dalla neuro-economia. Automatismi psichici e automatismi tecnologici non formano che un medesimo complesso, e prende piede la finzione di un nuovo soggetto umano, ‘imprenditore si sè stesso’, plastico e costretto a riconfigurare sé stesso permanentemente in base agli artefatti che l’epoca offre.

Questo uomo nuovo del mercato e del debito, sarebbe (…) una “forma astratta bell’e pronta” come dice Hegel, capace di indossare ogni contenuto, tipica della civiltà dell’immagine e dei nuovi rapporti che questa stabilisce tra fatti e finzioni. Animale tra gli altri non avrebbe più alcuna essenza propria da proteggere o salvaguardare. E non esisterebbe alcun limite a priori alla modifica della sua struttura biologica o genetica. Questo [uomo nuovo] si distingue dal soggetto tragico e alienato della prima industrializzazione per molti aspetti. Innanzi tutto è un individuo imprigionato dal proprio desiderio. Per il suo godimento dipende quasi interamente dalla sua capacità di mettere in piazza la sua vita intima e offrirla sul mercato come merce di scambio. Come soggetto neuro-economico assorbito dalla esclusiva doppia preoccupazione della propria animalità (riproduzione biologica della propria vita) e della propria ‘coseità’ (il godimento dei beni di questo mondo), quest uomo cosa, uomo macchina, uomo codice, e uomo flusso cerca innanzi tutto di regolare la propria condotta in base alle norme del mercato, non esitando mai a strumentalizzare gli altri per ottimizzare la sua parte di godimento. Condannato all’apprendistato a vita, alla flessibilità, al regno del breve termine, deve abbracciare la propria condizione di soggetto liquido e malleabile per rispondere all’ingiunzione che gli viene costantemente fatta: diventare un altro.

E ancora: il neoliberismo rappresenta l’età [in cui] il ciclo del capitale si muove da immagine a immagine, con l’immagine come fattore di accelerazione delle energie pulsionali. (…) I rischi sistemici ai quali solo gli schiavi negri furono esposti nell’era del primo capitalismo costituiscono ormai se non la norma per lo men ola condizione di tutte le umanità subalterne(…)

Cattura, predazione estrazione e guerre asimmetriche vanno di pari passo con la ribalcanizzazione del mondo e la creazione intensiva di enclavi economiche che vanno intese come complicità inedita di economia e biologia.(…) Grazie a queste pratiche di enclavizzazione un imperialismo della disorganizzazione manifattura disastri e moltiplica un po’ ovunque stati di eccezione nutrendosi contemporaneamente di anarchia. A colpi di contratto in nome della ricostruzione e sotto il pretesto di combattere insicurezza e disordine, aziende straniere, grandi potenze e classi dominanti autoctone fanno man bassa delle ricchezze e delle risorse dei paesi resi vassalli.(…)In molti paesi del resto vige ormai un ‘razzismo senza razza’. Per meglio praticare la discriminazione, pur rendendola concettualmente impensabile si mobilitano l’idea di cultura e religione al posto della biologia. Pretendendo che l’universalismo repubblicano è cieco alla razza, si rinchiudono i non-bianchi nelle loro supposte origini e si moltiplicano senza sosta categorie che in realtà sono razziali, e che per la maggior parte alimentano oggi l’islamofobia.(…)

Trasferimenti massicci di ricchezze agli interessi privati, appropriazione di una parte crescente delle risorse che lotte passate avevano strappato al capitale, pagamento infinto di blocchi di debito, la violenza del capitale colpisce ovunque ormai anche in Europa dove nasce una nuova classe di uomini e donne strutturalmente indebitati. (…)

 Vi è la distinta possibilità che gli esseri umani vengano trasformati in cose animate, in dati e codici numerici. Per la prima volta nella storia umana, il nome Negro non rimanda solamente alla condizione imposta a persone di origine africana all’epoca del primo capitalismo (depredazione su più piani, spoliazione di ogni potere di autodeterminazione e soprattutto di tempo e di futuro, queste due matrtici del possibile). E’ questa nuova funzionalizzazione, questa liquidità, la sua istituzionalizzazione come nuova norma di esistenza e la sua generalizzazione all’insieme del pianeta che chiamo il divenire negro del mondo.

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