Il naufragio dell’Europa

2356763-ragusa-240x240L’Internazionale di questa settimana titola giustamente ‘Il naufragio dell’Europa’. Se c’era un’opportunità di immaginare un’ ‘identità’ europea (noi che ci facciamo gran vanto del nostro universalismo, della nostra superiorità nell’aver inventato i ‘diritti dell’uomo’, della nostra diversità rispetto a chi l’altro lo nega ed esclude se non è identico a sé), questa identità consisteva proprio nel pensare l’Europa a partire dalla sua nascita dalle rovine dalla catastrofe nazista e fascista. Catastrofe caratterizzata dalla pretesa di fondare un Regime omo-culturale, immunitario, paranoico, purificato da ogni diversità. Dopo la guerra l’Europa voleva voltar pagina, ma non aveva ancora rimosso la solidarietà per tutta la sofferenza attraversata. Mi hanno molto colpito i 15.000 commenti al post di Gianni Morandi – Dio lo benedica – su ‘anche noi italiani siamo stati migranti’. Commenti prevalentemente odiosi, superficiali, pronti a credere qualunque infamia, a rappresentare i ‘nostri’ avi migranti come eroi e i poveri disgraziati che sfidano la morte sui barconi come opportunisti in cerca di vitto e alloggio gratis nei nostri meravigliosi centri di accoglienza. Chi c’è stato – e chi lavora con i migranti – e non sono quelli che commentano – sanno che le cose non stanno così.

Certo in parte, solo in parte, è comprensibile che gli squilibri generati da flussi migratori ingenti generino paura e sconcerto. Il problema è il rifiuto automatico che tutto ciò abbia in qualche modo a che fare anche con noi. Non solo con gli interessi geo-politico-economici dell’occidente che hanno agito e agiscono nel generare orrore. (E non metto in dubbio le difficoltà ad agire oggi, visto che tentando di rimediare ai disastri spesso se ne generano di peggiori.) Non solo con la logica del profitto a breve, dello sfruttamento indiscriminato delle risorse, dell’alleanza con i peggiori potentati se c’è da trarne qualche vantaggio. ah questa è solo realpolitik, politica del reale. Ma con la pochezza dell’immaginazione, con l’anestesia del sentire, con il vuoto di empatia a cui il regime triste delle immagini e delle parole oggi ci sollecita. Forse è proprio vero che il vincitore ha proprio il dovere di fare fino in fondo i conti con il discorso di chi ha sconfitto se no se lo ritrova dentro. L’Italia a settant’anni dalla liberazione si ritrova il fascismo in pancia, mal digerito. E l’Europa? Europa?? Adotta la proposta di Daniela Santaché: bombardare i barconi prima che partano. Ma un barcone prima che gli immigrati ci salgano  è solo una barca. Sbaglierò ma la logica dei deterrenti è destinata a fallire perché il problema non è solo quello dei trafficanti  ma dell’aspirazione disperata di moltissimi o a fuggire da condizioni così precarie, dominate da morte e paura da accettare di rischiare la vita. O di accedere agli stessi diritti umani di cui godiamo e di costruire un futuro simile al nostro. Dispiace quasi anche dirle queste cose che dovrebbero essere ovvie. Ma Cameron diceva oggi: «manderemo mezzi ma rifugiati non ne vogliamo.» Europa?

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2 commenti

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2 risposte a “Il naufragio dell’Europa

  1. A parte il discorso sull’accoglienza che dovrebbe essere al primo posto lo loro soluzione….non capisco perché si voglia dirottare o meglio far cadere la “crisi” sul discorso migranti\barconi quando basterebbe riflettere sulla “corda” che ci butta al collo il sistema finanziario delle Banche e i continui furti di questi pseudo politici che ogni volta quei pochi votano.
    Un post interessante; pensiero condiviso.

    un saluto
    .marta

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