di catastrofi e sfere solidali

164724315-9a514d7d-4be7-431b-9d75-2530048ad3b6«Se si fa assurgere la tensione tra interno ed esterno a motivo fondamentale di tutta la [costruzione] culturale, si diventa più che mai consapevoli della natura sorprendente del costante ritorno dell’interno. Moltissimi non hanno forse dovuto vivere  il mondo esterno come la quintessenza di incidenti che distruggono le sfere? L’esterno che avanza, che travolge, che spoglia non è sempre infinitamente più calmo e forte di ogni costruzione del mondo interiore? l’immagine della bolla [evoca] la fragilità degli spazi abitati dagli uomini. Che cosa è in grado di fare la capacità dei mortali di proteggersi da sé nelle loro serre di relazione? La forza di coloro che sono legati è abbastanza mirabile da stabilizzarsi in rapporti prioritari reciproci, anche se tutto sembra mirare a far esplodere le sfere che rendono possibile l’uomo (…) E, tuttavia, questa autoproduzione nello spazio autocreato – la capacità di gettare il mantello sopra di sé e sopra quelli che sono dalla propria parte, ritirandosi nella casa di vetro invisibile delle appartenne sentite – è l’impulso primario e incessante che deve affermarsi in numerosissimi casi, in special modo dopo una crisi di gruppo. Da essa risultano le strutture alle quali più tardi, nel periodo borghese, i cittadini dediti alla teoria daranno il nome di “società” o culture. La capacità degli uomini che sono collegati tra loro di smentire il proprio sentirsi persi nell’esteriorità sembra immensa. Come si potrebbe altrimenti sopportare il rischio di appartenere a una specie di esseri mortali parlanti, soggetti alla paura, e quanto sarebbe insopportabile la minaccia dall’esterno, se non ci fosse un involucro di solidarietà che rianima, capace di rigenerarsi, il quale contrappone resistenze creative agli attacchi che sciolgono, almeno finché è possibile.

Quale processo costituito di complessi crescenti di solidarietà, la storia dell’Homo sapiens nel periodo della cultura evoluta è sopratutto una lotta per la serra integra e integrante: Essa si fonda sul tentativo di conferire all’interno più ampio, al proprio più conciliante, al comune di più vasta portata, una forma invulnerabile o quantomeno vivibile, possibilmente superiore agli attacchi provenienti dall’esterno. Il fatto che, evidentemente, questo tentativo sia ancora in corso e che si continui a lottare, nonostante le smisurate controffensive, per l’ingresso di frazioni sempre più ampie dell’umanità in rifugi comuni o endosfere, sempre più grandi, testimonia tanto la natura irresistibile dei suoi motivi quanto la tenacia delle resistenze che si contrappongono alla tendenza storica in direzione di una sicurezza interna allargata. Le lotte per il mantenimento e per l’espansione delle sfere costituiscono il nucleo drammatico della storia della specie e, allo stesso tempo, il suo principio di continuità.

Se osserviamo le tante culture piccole che dai tempi più remoti arrivano fino ai periodi storici, questa frotta di bolle sfuggenti, pieni di lingue, riti, progetti nel loro sgorgare e nel loro scoppiare, e se, in alcunicasi scelti, possiamo guardarle nel loro continuo fluttuare, crecsere e dominare, si impone la domanda su come sia possibile che non sia stato tutto spazzato via dal vento»

Peter Slotedijk – da Sfere II –

Mi chiedo se questa dinamica che parla di una sfera «capace di apprendere» e ampliare i propri confini solidali non vada meditata a fondo anche rispetto ai molteplici terremoti globali i cui esiti giungono a noi sotto le spoglie e i detriti del Grande Esodo migrante…

 

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