il libro

Il libro è uscito! Lo trovate in libreria o anche online (Amazon, Bol, Feltrinelli e altri).

Intanto potete curiosare un po’ l’indice qui di seguito o leggere il prologo  al link: http://www.magiedizioni.com/documenti/P-Quel_che_resta.pdf 

INDICE

Prologo: Come Aladino si liberò dal djinn

Inciso metodologico: La Mappa di Pollicino

Prima parte: Identità e Narrazioni

Uno: Agire localmente pensando con il mondo

Due: L’Italia in cerca dell’anima

Tre: Biopolitica (I) – la politica della vita

Quattro: Biopolitica (II) – Il potere sulla vita

Cinque: Alla ricerca dell’oggetto perduto: vicissitudini dell’identità nel mondo post-globale

Sei: Il Sé narrante tra trame e copioni

Sette: Miti di liberazione

Otto: L’arte del malinteso

Nove: L’oggetto ricreato: anima e politica

Seconda parte: psicoterapie creole

Dieci: Riflessioni intorno al ‘dispositivo’ etnopsichiatrico

Undici: Memorie incorporate e maestri del disordine

Dodici: Una mappa etno-sistemico-narrativa

Tredici: Del buon uso delle fiabe

Quattordici: 3 sogni di donne palestinesi

Quindici: Il nuovo umanesimo postcoloniale

Sedici: Ontonomia e terapia dell’umano

Bibliografia

5 risposte a “il libro

  1. Sono estremamente curioso di leggere il capitolo sul nuovo umanesimo postcoloniale!
    Ci saranno tutti gli eroi dei caraibi? Una parabola incredibile. Da Fanon a Glissant da Césaire a Chamoiseau, il primo e l’ultimo soprattutto, da Depestre a Walcott! E quali africani saranno presenti?
    Se solo fossimo capaci di promuoverli un po’ di più!
    Grazie per questo blog così raro che mi commuove!
    Grazie per l’impegno! E grazie infine per aver detto, fra le righe che la letteratura, quando viene indagata, non è solo un banale divertissement, ma può diventare forma eccelsa di conoscenza e di interpretazione del reale!

    • Grazie dell’incoraggiamento Raffaele! Beh quello sarebbe un libro in sé, e al di là delle mie competenze… Ho solo una mia piccola mappa di pollicino con cui perdermi con agio! 🙂 E più leggo sui post-coloniali più mi perdo! Il capitolo in questione prende in considerazione sopratutto Glissant e Mbembe cercando di riconnetere le loro intuizioni con la visione ontonomica di Panikkar.

  2. marina colasanti

    Che bello Fabrice questo ‘Mondo’ che Inventi per noi!

    E’ forse nella “fornace” della tua inseparabile pipa che si compiono le mirabili confluenze e ingenerazioni?

    Da visionaria mi piace pensare che tu “Lo Fumi coi polmoni” il mondo e così lo rendi libero da “certe scorie secunde”…
    gratitudine per questa nuova mappatura su “quello che resta”
    dell’Inveniente Mondo
    Col tuo “pollicino” mi sono divertita a scendere e a salire i “numeretti d’indice” Sembrava d’esser sugli ermetici gradini di una alchemica scaletta…
    Stelle di Sopra Stelle di Sotto. Naturalmente!!
    I bambini si rallegrano e salutano con meraviglia
    “l’Uomo che sapeva fumare il grande Mondo dentro una piccola pipa”.

    Non vedo l’ora di leggere le tue visioni di intelletto,
    Con stima e affetto
    Marina Colasanti

  3. Francesco

    Ho letto il tuo prologo, trovandolo non solo interessante, ma anche stimolante.
    L’importanza delle fiabe purtroppo è stata dimenticata. C’è stato un periodo in cui le favole non erano ad uso esclusivo dei bambini, ma erano soprattutto destinate gli adulti. Le favole, occorre forse asserirlo con una certa forza, non sono cose da bambini. Chi la pensa così ha volutamente rimosso dal suo sguardo il significato profondo che ogni fiaba porta con sé, avendo perso in questo modo qualsiasi contatto tra il proprio sé e la propria vita.
    In ogni caso, sono veramente contento di aver letto queste tue righe, che mi rimandano a quanto vado facendo in questi giorni (ho da poco finito di leggere “Le avventure di Pinocchio”, ho cominciato a leggere “Alice nel paese delle meraviglie”, e una volta terminata la lettura di “Attraverso lo specchio”, ho intenzione di iniziare a leggere “I viaggi di Gulliver”).

    A presto,
    Francesco

    • Grazie Francesco, hai ragione, secondo Hampate Ba la fiaba, radicata nella tradizione orale, parlava contemporaneamente ad ascoltatori di diverse età e stati di cosceinza ed esperienza rivelando ad ognuno qualcosa di pertinente. Io non ho ancora capito se come dice Propp, la fiaba è ‘residuo’ di una complessa struttura rituale e iniziatica (impasse o crisi di passaggio, prova catalizzatrice, superamento della prova, riconoscimento collettivo) o come dice Ba (e altri) è la parte ‘narrativa’ di quella stessa struttura.

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