l’arte del malinteso

Lo scrittore nigeriano Ben Okri parla di un’arte del malinteso in un dialogo del suo Starbook. [Okri 2007] Nel passaggio in questione c’è un dialogo tra una fanciulla che è sulla via dell’iniziazione e gli spiriti che la interpellano (i ‘maestri del momento presente’).

– Il malinteso è tutto ciò che è possibile tra di voi – le disse uno dei maestri del momento presente. – Non è semplicemente possibile che vi capiate, visto come siete fatti. Non sentite ciò che sentite, non dite ciò che dite. Ciò che vien detto non è ciò che si intendeva, ciò che si intende non è ciò che vien detto. Come può ciò che non conosce sé stesso sapere ciò che dice o vuol dire? Nulla è come lo vedete, o percepite o udite, I vostri corpi non sono efficienti nella raccolta di informazioni vere. Potete solo intendere male. E così dovreste fare del malinteso un arte.

– Ma come è possibile un arte del malinteso?

– Accettando di non poter capire e che nulla può essere afferrato perché nulla è ciò che appare.

– Ma l’arte dove sta?

– L’arte sta nel comunicare attraverso il malinteso. Di trasformare il malinteso in uno strumento.

– Come chi parla lingue diverse ma comunque al mercato fa un buon affare?

– Sì.

– È questa l’arte?

– Sì, Essere fraintesi ma parlare comunque con chiarezza allo spirito.

Per una di quelle incoraggianti sincronicità all’opera nella riflessione anche quando i linguaggi di partenza sono molto diversi ho ritrovato lo stesso tema in uno degli ultimi lavori di Luisa Muraro, là dove ipotizza due tipi di ‘mercato’. Il primo è il ‘libero’ mercato del guadagno materiale, mercato quanto mai precario e che forse è lo specchio ‘oscuro’ di un mercato simbolico fatto di scambi tra corpi e anime desideranti, tra parole e cose, un mercato dove non si teme lo scarto, il precariato e lo svantaggio. Come femminista la Muraro rivaluta innanzi tutto lo ‘svantaggio femminile’ ma quanto dice può valere per tutte le forme della vulnerabilità (la zōē!) che si ribaltano in quel vantaggi

che è il guadagno che si può fare andando al mercato, avendo da spendere la moneta di uno svantaggio storico. [Muraro, 2009.]

E a proposito di questo ‘vantaggio’ come vittoria della ‘presenza’ sulla legge della necessità cita Cristina Campo:

La caparbia inesausta lezione delle fiabe è dunque la vittoria sulla legge della necessità, il passaggio a un altro ordine di rapporti e assolutamente nient’altro, perché assolutamente niente altro c’è da imparare su questa terra. [Campo 1987]

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