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La schiusura del mondo

 

Fabrice Olivier ha aggiunto 2 nuove foto.

La «schiusura del mondo», le condizioni che ci permetterebbero di fare mondo e di umanizzarlo non implica forse la capacità di osservare la storia dal punto di vista di «generazioni di sconfitti?»

di seguito un’opera di Banksy sul muro in Palestina e una di Paul Klee

foto di Fabrice Olivier.     foto di Fabrice Olivier.
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controcorrente

«All cultures are involved in one another; none is single and pure, all are hybrid, heterogeneous, extraordinarily differentiated and unmonolithic» Edward Said

«Tutte le culture sono reciprocamente; nessuna è singola e pura, tutte sono ibride, eterogenee, straordinariamente differenziate e non monolitiche.» Edward Said

Sotto un’opera del writer giordano Wessam Shadid a Amman.

Below a work by the Jordanian  ‘writer’ Wessam Shadid in Amman

 

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Tras-figurazione

«E’ grazie a Coltrane che ho avuto l’intuizione di cosa intenda Paul Gilroy quando parla di trasfigurazione dell’esperienza come dell’adozione di una figura che aiuta un transito, che porta oltre, qui e altrove. Tras-figurazione come capacità evocativa che passando da una figurazione all’altra coglie qualcosa di invisibile nel visibile.» (Approdi e Naufagi pag. 144)
Di seguito un’opera del writer spagnolo Borondo per lo street art festival di Delhi

 

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Da “Approdi e Naufragi”

«La vulnerabilità andrebbe pensata – al di fuori di ogni culto della “vittima” – come una dimensione costitutiva dell’esistenza di ognuno e fondamento di una socialità umana che non può essere gestita in modo “contrattuale” o rivendicativo.» (da Approdi e Naufragi). Sotto un’altro murales di Banksy a Pas de Calais

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epigrafi

citazioni in epigrafe di Approdi e Naufragi:

Esiste un appuntamento misterioso tra le generazioni che sono state e la nostra.
Walter Benjamin

L’umanesimo tradizionale è rimasto astratto allorché definiva il potere di auto-determinarsi solo da parte dei cittadini e non invece degli schiavi.
G. Simondon

Ogni delitto nasce dall’illusione di riuscire, uccidendo il nemico a vincere la morte.
Franco Fornari

Gli uomini impazziscono perché non sanno che il conflitto è dentro di loro, e ciascuno addossa il torto all’altro. Se una metà dell’umanità è in torto, allora è in torto – per metà – ogni essere umano.
C.G. Jung

Ancora sprovvisti di forme organizzative adeguate, corpi di donne e di uomini premono ai bordi dei nostri sistemi politici, chiedendo di trasformarli in una forma irriducibile alle dicotomie che hanno a lungo prodotto l’ordine politico moderno
Roberto Esposito

L’avvento del fascismo tecnoburocratico non è scritto negli astri.
Ivan Illich

Il soggetto umano per eccellenza è quello che è in grado di diventare altro, altro da sé, una nuova persona: E’ colui che costretto alla perdita, alla distruzione se non all’annientamento, fa nascere da questo evento una nuova identità.
Achille Mbembe

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a stone poem by Nizar Ali Badr

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Approdi e Naufragi

In libreria e online!

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La presentazione dice:

«Negli ultimi anni, i ripetuti naufragi al largo delle coste siciliane e in particolare a Lampedusa hanno messo in luce che le ‘carrette’ che trasportano migranti e rifugiati sono solo l’ultimo anello di rotte e esodi complessi. Rotte che collegano i campi di transito e la prigionia nel deserto, i morti in mare e le geopolitiche delle grandi potenze, le utopie deluse riemerse in forma patologica con l’aspirazione che i figli siano cittadini del mondo. Vicende che ne incontano altre che dal passato ci parlano. Nel XVII secolo, Nostra Signora di Lampedusa era migrata dalla Sicilia spagnola al Brasile insieme ad altre icone creolizzate adottate dalle confraternite di schiavi. Il compito di queste irmandades era di garantire una buona sepoltura ai loro membri e questo è diventato il pre-testo per esplorare il rapporto tra elaborazione del lutto e resistenza culturale da varie prospettive: filosofiche, antropologiche, psicoanalitiche. Rivendicare che una vita è degna di lutto è testamento dell’aspirazione a una vita degna di essere vissuta. Da questo punto di vista le migliaia di migranti che continuano a trovare precaria sepoltura nel Mediterraneo ci convocano – come direbbe Benjamin – a quell’ «appuntamento segreto tra generazioni» che alcune immagini particolarmente pregnanti generano nei momenti di pericolo. Il naufragio in questione è anche quello della coscienza europea, tentata dalle passioni tristi del risentimento, dell’astio e della reazione immunitaria ad ogni alterità.»

Da questo punto di vista, il lavoro di chi tenta in più parti del mondo di onorare i morti elaborando i lutti e i traumi storici con un «sovrappiù di vita» risuona con le intuizioni della psicoanalisi e della psicologia analitica come con con quelle della teologia della liberazione, del pensiero post-coloniale e della differenza. Se, da un lato, la storia è un sintomo in cui si intrecciano terrore traumatico e dimensione fantasmatica, l’irruzione nel presente di un perturbante che dal passato insiste ad interpellarci ci risveglia alla possibilità di immaginare una riparazione etica ed estetica del mondo.»

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