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Identità come iniziazione

In buona parte del mondo la relazione tra mondo visibile e mondo invisibile è ancora il luogo privilegiato della strutturazione identitaria. Antenati, dei, angeli, spiriti della natura giocano un ruolo fondamentale nella nominazione e interpretazione del mondo, nelle relazioni tra gli umani e nella comprensione dei confini e dei destini all’interno dei quali condurre e propiziare i percorsi personali.

La fenomenologia africana dell’«influenzamento» è stata adottata dall’etnopsichiatria di Tobie Nathan come dimensione paradigmatica della proposta terapeutica. Il rischio – oltre a quello di una sua applicazione ‘fuori luogo’ –  è quello di sottovalutare aspetti della storia africana segnati da traumi profondissimi che riemergono anche nelle forme rituali.

Già Franz Fanon [1962] aveva consigliato di non considerare le forme assunte dai culti di possessione a prescindere dai sintomi storici della colonizzazione. Alcuni antropologi hanno per esempio ipotizzato che l’enfasi sulla stregoneria come capacità di ‘rapire’ e schiavizzare le anime sia stata fortemente influenzata dalla reale e improvvisa scomparsa di milioni di uomini venduti e ridotti in schiavitù. [de Rosny, 1981].

Tuttavia anche per de Rosny, il gesuita francese che si fece iniziare da Din, un nganga douala del Camerun,  l’iniziazione rimane comunque l’ ‘apertura degli occhi’ alla realtà dell’influenzamento, inteso come rete di pulsioni aggressive che dominano la psiche. Egli visse questa esperienza in modo sconvolgente, totalizzante e definitivo.

«[l’iniziatore] non mi ha aperto gli occhi su null’altro mondo se non su quello della violenza. (…) Si è accontentato di aprire i miei occhi carnali come quelli interiori sullo spettacolo delle persone che si ingelosiscono, si odiano, si uccidono. Giunse il momento dove non ebbe più bisogno di condizionarmi: lo vidi io stesso. Nei giorni successivi alla mia iniziazione, sebbene lontano da Douala, continuai a vederne l’evidenza in ogni minimo conflitto intorno a me. L’iniziazione alla funzione di ganga consiste nell’aprire gli occhi del candidato agli atti di violenza che si compiono intorno a lui.» [de Rosny 1981]

In questa drammatica testimonianza egli aggiunge che, poco dopo l’iniziazione, il suo iniziatore venne a mancare – cosa che per altro lo stesso Din paventava – mentre de Rosny venne sospettato di stregoneria. Il confine tra guaritori e stregoni è infatti sottile e un iniziando può appropriarsi il potere del suo iniziatore.

«In terra douala ognuno sa che l’apprendista ganga può diventare stregone. È fortemente tentato di uccidere il suo maestro grazie al ndimsi [mondo delle realtà nascoste dove si gioca il destino delle persone] che ha appena scoperto, per impadronirsi del suo potere (…) Din è morto subito dopo avermi aperto gli occhi (…) Non è la prima volta che mi trovo prigioniero nella logica di questo sistema di interpretazione dei fatti (…) oggi sono sospettato di essere un assassino dai membri di una famiglia che amo e assassino del loro padre!» [ibid]

L’universo degli iniziati – dice de Rosny – è un terrificante campo di battaglia. E aggiunge che in una società dove tutto concorre a velare la violenza, la stregoneria e il girotondo dei capri espiatori svolgerebbero una funzione di stabilizzazione.

Bisogna dunque ipotizzare che se l’identità è sempre a rischio di stregoneria/influenzamento, il bisogno quello di nascondere qualsiasi intenzione che possa essere interpretata come malevola. Così la teatralizzazione delle appartenenze mediata dai culti di possessione può anche diventare strumento di differenziazione, luogo in cui, grazie a una nuova filiazione dall’invisibile, i vincoli terreni vengono rinegoziati, generando una parziale emancipazione.

Si può qui rilevare che anche nella tradizione iniziatica antroposofica l’incontro con il ‘guardiano della soglia’ –  e in termini junghiani l’incontro con il limite e l’ombra – consente un primo accesso al mondo invisibile: «Nel momento in cui vogliono superare la soglia, [gli iniziati] scoprono le forze che vivono nella natura umana più profonda, quella che si manifesta appunto quando si entra nel mondo soprasensibile; tali forze sono della stessa specie delle forze distruttive del mondo. È questo che si vede dinanzi al guardiano della soglia» [Steiner (1918) 1994] «Si può anche dire che, varcando la soglia del mondo spirituale, si constata che non esiste al mondo delitto per il quale ogni uomo, in quanto appartenente a [questo] periodo di civiltà, non abbia nel suo subconscio, la disposizione, si badi, la sola disposizione.»[(1918) 1991]. Un’altra interessante cvonsiderazione di Steiner che si può applicare a colonialismo, post-colonialismo e sintomi storici in generale è la seguente:  «Proprio le più imporanti istituzioni dell’epoca moderna, realizzate sul piano fisico, sono apportarici di morte. L’errore (…) consiste nel fatto che non si vuol portare a coscienza che sono apportatrici di morte (…) Il loro compito è esattamente quello di dotare gli uomini della piena capacità dell’anima cosciente.» [Steiner (1918) 1961]

Va anche tuttavia che la logica dell’influenzamento e dei culti di possessione o l’incontro con la distruttività radicale non esaurisce il cammino iniziatico, nemmeno in Africa: le iniziazioni africane sono molteplici e non esprimono solo l’appartenenza ai ‘proprietari’, ma una continua negoziazione eco-sistemica che dovrebbe generare equilibrio e saggezza. Ho già citato Amadou Hampaté Bā:

«L’iniziazione ha come scopo di dare alla persona psichica una potenza morale e mentale che condiziona e propizia la realizzazione dell’individuo (…) La grandezza e il dramma del [rapporto con l’invisibile] deriva dal fatto che è luogo di incontro di forze conflittuali in perpetuo movimento le quali potranno trovare un ordine nel corso delle diverse fasi della vita solo a partire da un’evoluzione riuscita sulla via dell’iniziazione. Le forze molteplici e  diverse che si muovono nell’universo costituiscono degli stati, o persone psichiche che emanano dallo spirito stesso del Maa, un principio immateriale e immortale. Non è un essere immaginario. Esiste. È lui che fa nascere l’Immaginazione, facoltà assai reale (da non confondere con l’immaginario), facoltà grazie alla quale il Maa diventa capace di visione e può entrare in contatto con spiriti o esseri che abitano fuori del mondo visibile.» [Bā, 1972, 1993]

Secondo Bā, sia culti di possessione che iniziazioni sono mediate «dal motore segreto del rito che è la Parola». Nei culti di possessione la parola è volta a nominare nel modo corretto uno spirito che ha portato il disordine perché un equilibrio è stato alterato. La nominazione – come il rituale – serve a riorganizzare in quanto comunità il disordine possibile dell’esistenza. Nell’iniziazione la parola è trasmissione di un sapere ancor più articolato che si immagina originare da un incontro di un antenato con l’invisibile, sovente grazie alla mediazione di un animale favoloso o mitico. L’intervento di forze iniziatiche cosmiche è presente in molte tradizioni dell’antichità – si pensi al tema dello zodiaco ‘animato’ e animale come influenza ‘astrale’ sulle vicende umane. Si veda a questo proposito quanto dice l’antroposofo Gino Boriosi:

« Sotto la veste esteriore del mistero del numero, si celava per i cinesi, per gli indiani, per i caldei, come per gli incas, una musica specifica, attraverso la quale il mondo era stato creato. Chi era in grado di ascoltare questa musica, percepiva attraverso di essa una complessa struttura morale paragonabile alla personalità di un essere. Per questo le costellazioni tradivano immagini di animali ( le forze primordiali della creazione) e le sfere dei  pianeti erano abitate da Dei. Questo punto di vista era alla base di ogni dottrina scientifica.»

In ogni caso la «tradizione iniziatica si preoccupa della persona umana in quanto molteplicità interiore, in partenza incompiuta, chiamata a ordinarsi e unificarsi, come pure a trovare il proprio posto all’interno di quei sistemi più vasti che sono la comunità e il cosmo» [Bā, ibid]

In questa prospettiva l’iniziazione è vista come un processo di rafforzamento dell’autonomia morale e spirituale umana in cui l’Io può giungere a riconoscersi contenitore in grado di reggere e armonizzare le dimensioni ibride e conflittuali dell’esistenza.


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Aladino migrante (III)

Abbiamo visto che la tentazione religiosa, nella richiesta del mago seduttore,  è che Aladino si appropri la matrice stessa della luce. Una tentazione che rimanda proprio all’angelo portatore e interprete unico della luce, a Lucifero o Iblis che tentò i progenitori con una simile promessa: «con la mia luce saprete distinguere il bene e il male.» Il mago ricorre a questa tentazione utilitaristica per cercare di rompere l’alleanza tra i djinn e Aladino che in fondo non ha fatto altro che cercare di mettere a buon frutto i vantaggi che la sua speciale relazione con il genio della lampada gli procurava.

In Petit Bodiel, una fiaba iniziatica africana della tradizione fulbe che ci è stata tramandata da Hampate Ba si affronta un tema simile: l’eroe svantaggiato può rovesciare il destino avverso e avvalersi dell’aiuto briccone del suo talismano per umiliare i potenti e arricchirsi, ma fino a un certo punto. Non deve cioè rinunciare alla misura della saggezza, per i soli vantaggi che l’astuzia e la furberia trickster  possono conquistare.

Lo stesso djinn della lampada si ribella e abbandona Aladino che deve attivare risorse del tutto autonome  e assumersi in prima persona il compito di uccidere il secondo mago. In altre parole deve fare a meno del djinn,  cosa che in un contesto islamico assume una tonalità del tutto particolare, come di un’iniziazione finalmente compiuta, di una piena assunzione spirituale della responsabilità umana.

A questo punto Aladino può finalmente regnare tranquillo perché si è appropriato il suo nome. Ala ed din significa, infatti, ‘eccellenza della fede’. Una fede che non si fa corrompere né dalle tentazioni del potere economico né da quelle della seduzione religiosa (che antepone il potere alla spiritualità) e che rifiuta le soluzioni definitive. Quella di Alaeddin sarà  una fede che non pretende di possedere una totalità della comprensione o della rappresentazione.

Volendo considerare le risonanze di questo motivo narrativo nella narrazione migrante dei giovani migranti di oggi (e penso in particolare ai giovani maghrebini) troviamo le seguenti analogie:

I giovani sono a un tempo disillusi e demotivati ma fortemente attratti dalla promessa di merci, benessere e miglioramento economico che il sistema globale invita a desiderare. A partire da questo desiderio, nell’incontro con i djinn  dell’alterità possono attivarsi nuove risorse, inedite creolizzazioni. Si pensi alla rivolta popolare egiziana, nata dai blog e diffusa anche grazie all’uso spregiudicato ed efficace di twitter per connettere quanto accade in piazza al Tahrir con il resto del mondo.

D’altronde, per raggiungere il tesoro della propria ‘signoria’ i giovani devono sconfiggere una duplice seduzione, quella della ricchezza facile e quella di un integralismo che rispetto ai valori più profondi dell’Islam si configura come una sorta di manipolazione della dimensione religiosa.

Queste considerazioni si applicano ovviamente anche ai nostri giovani destinati al precariato, che devono evitare sia lo Scilla della  marginalità ludica e del disimpegno che il Cariddi dell’adesione a pseudo-identitarismi religiosi, ideologici o localisti.

Considerazioni analoghe si applicano anche al saper-fare di una cultura e anche di una cultura della cura. È sottomessa alla logica della performance e del profitto? I suoi utili djinn sono la specializzazione e la nosografia? E quali le  sue ‘idolatrie’ disciplinari?

La qualità di una cultura si declina piuttosto nella capacità di creare vincoli umanizzanti, di armonizzare individuo e collettività, nel propiziare narrazioni possibili e aperte per ognuno. Con l’aiuto ma anche a prescindere dagli dei, dai djinn e dai demoni delle rispettive appartenenze.

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“Le persone della persona sono molteplici nella persona”

«Per le tradizioni fulbe e bambara (…) due termini servono a designare la persona. Per i fulbe Neddo e neddaaku; per i bambara Maa e Maaya. La prima parola significa ‘la Persona’ e la seconda ‘le persone della persona’. La tradizione insegna effettivamente che vi è prima Maa una Persona-ricettacolo e poi Maaya, vale a dire i diversi aspetti di Maa, contenuti nel Maa-ricettacolo. Come dice l’espressione bambara: Maa ka Maaya ka ca a yere kono: ‘Le persone della persona sono molteplici nella persona’. Ritroviamo esattamente la stessa nozione tra i fulbe. (…) La nozione di persona è dunque in partenza, molto complessa, Implica una molteplicità interiore, piani di esistenza concentrici o sovrapposti (fisici, psichici e spirituali a diversi livelli) come pure una dinamica costante (…) Sino a che l’uomo non ha messo ordine nei mondi, nelle forze e nelle persone che lo abitano è un Maa-Nin, vale a dire una sorta di omuncolo, un uomo ordinario, un uomo non realizzato. La tradizione dice: ‘Maa kakan ka sé i yere la noote a bè to Ma ani yala’, vale a dire ‘Non si può uscire dallo stato di Maa-Nin, per reintegrare il Maa primordiale, se non si è padroni di sé stessi’(…) L’iniziazione ha come scopo di dare alla persona psichica una potenza morale e mentale che condiziona e propizia la realizzazione dell’individuo (…) La grandezza e il dramma del Maa deriva dal fatto che è luogo di incontro di forze conflittuali in perpetuo movimento le quali potranno trovare un ordine nel corso delle diverse fasi della vita solo a partire da un’evoluzione riuscita sulla via dell’iniziazione. (…) Le forze molteplici e  diverse che si muovono nell’universo nascosto del Maa costituiscono degli stati, o persone psichiche che emanano dallo spirito stesso del Maa. Lo Spirito, principio immateriale e immortale non è un essere immaginario. Esiste. È lui che fa nascere l’Immaginazione, facoltà assai reale (da non confondere con l’immaginario), facoltà grazie alla quale il Maa diventa capace di visione e può entrare in contatto con spiriti o esseri che abitano fuori dal mondo visibile.» [Amadou Hampate Bā, Aspetti della civiltà africana 1972]

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