Archivi tag: Marina Petrillo

Rilancio dal blog viaggio nel blu un interessante post di Rozmilla. Raccomando anche l’ascolto della trasmissione di Marina Petrillo.

viaggio nel blu

Sul New Yorker del 30 gennaio 2012, è stato pubblicato un interessante articolo di Jonah Lehrer  per gli Annals of Ideas, che tratta del lavoro di gruppo e dei metodi che potrebbero favorirlo.
Si sofferma nella prima parte sul brainstorming, una collaudata tecnica di lavoro di gruppo creata alla fine degli anni quaranta,  che ha avuto un enorme successo ed è stata utilizzata in importanti ambiti creativi, in seguito abbandonata perché diversi studi hanno mostrato la sua limitata efficacia.

A tal proposito, sul blog di radiopopolare  potete anche ascoltare la trasmissione (Alaska) andata in onda il 5 marzo 2012, condotta da Marina Petrillo, che da qualche tempo sta esplorando i sentieri digitali, interrogandosi (e interrogandoci) attorno alla domanda: perché aumenta la condivisione in rete?

Condivisione, crowdsourcing, gruppi senza leader e piattaforme social allargano enormemente il bacino potenziale della discussione collettiva: che tra la sensazione di sentirsi sfidati nelle proprie certezze dal continuo…

View original post 1.463 altre parole

Annunci

Lascia un commento

Archiviato in fare rete, narrazioni

Syriana (da Alaska)

Sempre notevolissimo quello che fa Marina Petrillo con il suo programma Alaska su Radio Popolare. Di seguito il blog della puntata sulla Syria con il link al podcast del programma. Se non l’avete mai sentito ne vale davvero la pena.

Ieri si è aperto un debole spiraglio sulla terribile situazione in Siria, delicata dal punto di vista politico e insostenibile per la repressione che sta provocando (da 15 a 30 morti al giorno, da settimane). Assad avrebbe accettato il piano predisposto per lui dai paesi del Golfo. Se non lo applicherà, in ogni caso, sono previsti soltanto altri colloqui, per cui lo scetticismo è d’obbligo. Intanto la Tunisia ha cacciato l’ambasciatore siriano e chiuso l’ambasciata. Il primo effetto dell’assenso al piano, però, potrebbe essere l’apertura all’ingresso dei giornalisti nel paese. Finora il grosso delle testimonianze soprattutto video che ci arrivano in rete dalla Siria (confermabili, come ricordava Andy Carvin al recente Ausace di Beirut, al 90%) ci giungono per vie traverse, rimbalzando sui siriani in esilio e aggirando blocchi e censure (un’azienda americana conferma l’utilizzo di suoi strumenti per il blocco), ma non esiste una vera e propria rete di testimonianze affidabili paragonabile a quella di Tunisia e Egitto – il governo ha il suo Esercito Elettronico per la controrivoluzione online e spesso manca la luce. I reporter stranieri (ricorderete il caso di Dorothy Parvaz) entrano solo clandestinamente e vengono molestati, incarcerati o deportati. Qualcuno è riuscito lo stesso a raccontare quello che ha visto. Ecco il video registrato da due giornalisti di Channel 4, Ramita Navai e Wael Dabbous, durante due settimane sotto copertura in cui si sono finti turisti. Liz Sly delWashington Post ha raccontato a NPR della sua visita in Siria. Dopo l’ennesima sparizione il 24 ottobre di un blogger importante dell’opposizione, Hussein Ghrer, Global Voices Advocacy ha preparato un riassunto dei casi dei blogger e dei giornalisti detenuti o scomparsi in Siria.

♫ La canzone di oggi era “One” (U2) di Damien Rice

Ecco la puntata di oggi:

Per scaricarla sul tuo computer clicca qui

Lascia un commento

Archiviato in fare rete, narrazioni, nuda vita

Alaska/Saudiwoman

Ho già messo nei link ma volevo ulteriormente segnalarvi il programma di Marina Petrillo su Radio Popolare, probabilmente uno dei migliori esempi attuali di giornalismo radiofonico. Si chiama Alaska e raccoglie via Twitter momento per momento il racconto delle rivolte arabe. Dal suo blog potete anche riascoltare le puntate:  http://mir.it/servizi/radiopopolare/blogs/alaska/.

Il numero di oggi riprende i tweep sauditi che raccontano la storia di Manal al-Sharif che ricorda un po’ quella di Rosa Parks, la donna afroamericana che sfidò l’apartheid su un autobus dell’Alabama, innescando il grande movimento per i diritti civili. Manal è stata condannata a cinque giorni di carcere per aver sfidato il divieto implicito alle donne di guidare l’automobile in Arabia Saudita, una questione che Alaska ha seguito spesso seguito spesso grazie sopratutto ai blog di Saudiwoman (vedi nuovo link), che racconta la vicenda e posta anche la petizione di un attivista per diritti umani al custode delle Due Moschee per il rilascio di Manal.

Lascia un commento

Archiviato in fare rete